PD CHIETI

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sabato 14 giugno 2014

Direzione Pd nazionale: Ok alla relazione del tesoriere sul bilancio 2013

Approvata all'unanimità la relazione del Tesoriere nazionale del PD Francesco Bonifazi, alla Direzione nazionale del 12 giugno 2014, sul rendiconto dell'esercizio, chiuso al 31 dicembre 2013.












domenica 6 aprile 2014

Nessuno dimenticherà quella notte del 6 Aprile.

A distanza di cinque anni, ci troviamo oggi a ricordare le 308 vittime del tragico evento della notte del 6 Aprile del 2009. La vicinanza umana, a chi nel giro di pochi secondi ha perso la vita di una persona cara, i ricordi di un'intera esistenza o la prossimità fisica alle proprie radici, è un dovere etico e morale irrinunciabile. Rimarrebbe tuttavia un'azione sterile, se non facesse risaltare lo slancio non solo a ricostruire, ma anche lavorare duramente affinché disastri di simili proporzioni non accadano di nuovo.

Nessuno dimenticherà quella notte del 6 Aprile. Nessuno deve chiudere gli occhi di fronte alle complicità nel disastro. L'impegno della politica, non può esaurirsi solo nel ricordo delle vittime ma deve manifestarsi attraverso un impulso quotidiano concreto alle attività della ricostruzione. Tutto questo senza trascurare più, anche le attività di prevenzione, che si concretizzano soprattutto in un uso serio e responsabile di strutture e tecnologie antisismiche nelle a zone a rischio.  

Solo così altri disastri come quello creato con terremoto aquilano probabilmente potranno essere evitati.

Filippo di Giovanni

Segretario PD Chieti

sabato 8 marzo 2014

Le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente della regione Abruzzo


Si chiama “Insieme il nuovo Abruzzo” la coalizione di forze riformiste, civiche e sociali che hanno sottoscritto la Carta d’Intenti Abruzzo 2020 e che si appresta a scegliere il candidato presidente con il metodo delle primarie.

Si vota domenica 9 marzo nei seggi allestiti dal Comitato Insieme il nuovo Abruzzo in tutti i comuni abruzzesi, dalle ore 8 alle ore 20.

Possono votare presentandosi ai seggi con documento di riconoscimento e tessera elettorale tutti gli elettori abruzzesi – non è necessario essere iscritti a partiti – , nonché i cittadini che compiono 16 anni entro il 9 marzo 2014, gli stranieri dei Paesi Ue residenti in Italia – è sufficiente un documento d’identità – , gli stranieri non comunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Insieme con il candidato presidente, con un’apposita scheda, gli elettori potranno scegliere i temi programmatici prioritari per l’Abruzzo 2020.


>>> I candidati:

Alfonso Mascitelli (Italia dei Valori)

Franco Caramanico (Sinistra Ecologia e Libertà)

Luciano D’Alfonso (Partito Democratico)


A Chieti Alta si vota presso il Grande Albergo Abruzzo

A Chieti Scalo si vota presso il circolo PD (piazzale Marconi)


on facebook:


venerdì 28 febbraio 2014

Governo Renzi, Legnini sottosegretario all’Economia: «molto soddisfatto»

«Sono molto soddisfatto, continuiamo a lavorare». 

Così il neo sottosegretario abruzzese all'Economia, Giovanni Legnini, dopo l'ufficializzazione della sua nomina in conferenza stampa da parte di Graziano Del Rio.  Quanto alla possibilità di una delega specifica alla ricostruzione post-sisma, ventilata negli ambienti politici, «per ora non posso parlare di deleghe perché sarà il ministro ad attribuirle», ha spiegato il deputato del Pd. Nel Governo Letta Legnini aveva ricoperto l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio dei ministri con delega all'Editoria e all'Attuazione del programma di governo. La sua riconferma non è mai stata in discussione,  Come riportato anche dalla stampa nazionale il sottosegretariato all’Economia è stato nelle ultime ore quello più ambito e difficile da organizzare. In corsa oltre a Legnini c’erano gli alfaniani Casero e Alberto Giorgetti, i collega del Pd Enrico Morando (nominato vice ministro) e Benedetto Della Vedova ed Enrico Zanetti, Scelta civica. Il Governo Renzi avrà in tutto 62 membri. 44 tra sottosegretari e viceministri. Ad inizio febbraio come rivelato da PrimaDaNoi.it Legnini indirizzò all’allora premier Letta il rapporto periodico sul monitoraggio dell'attività di governo messo a punto dall'Ufficio per il Programma di Palazzo Chigi. Il sottosegretario di Roccamontepiano puntò il dito proprio contro uno degli uomini più potenti dell'esecutivo Letta, il ministro per l'Economia, Fabrizio Saccomanni. La ragione? L'accumularsi presso il ministero di via Venti Settembre di una serie di ritardi che hanno messo a rischio l'efficacia stessa dell'azione dell'esecutivo.

LA CARRIERA POLITICA
Legnini 55 anni, ha due figli ed è avvocato Cassazionista, specializzato in diritto dell’impresa e della pubblica amministrazione. Ha intrapreso l’impegno politico a 17 anni e nel 1990 diventa sindaco di Roccamontepiano, suo paese d’origine. Nel 2004 è stato eletto Senatore della Repubblica nella lista dei DS. Dal 2005 al maggio del 2013 è stato consigliere comunale a Chieti, dove ha ricoperto anche l’incarico di presidente del Consiglio Comunale dal 2005 al 2008. Al Senato, nel gruppo dei DS dal 2004 al 2006, dell’Ulivo dal 2006 al 2008 e del PD dal 2008 è stato componente della Commissione Bilancio e Programmazione Economica, esercitando anche l’incarico di Vice – Presidente dal 2006 al 2008, nonché membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e del Comitato Parlamentare per i procedimenti d’accusa. E’ stato relatore di maggioranza e di minoranza di numerose leggi, tra cui leggi finanziarie e altri provvedimenti in materia economica e finanziaria, giustizia e legislazione sulla montagna. Dal 2008 è stato Segretario d’Aula al Senato del Gruppo del Partito Democratico. Nel 2013 è stato eletto alla Camera dei Deputati; dal 3 maggio nel Governo Letta è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega all’Editoria e all’Attuazione del programma di Governo.

TUTTI I NOMINATI

di seguito la lista dei sottosegretari oggi nominati dal Consiglio dei Ministri:

Luca Lotti, Sandro Gozi, Domenico Minniti detto Marco (Presidenza del Consiglio); Angelo Rughetti (Pubblica amministrazione e semplificazione); Maria Teresa Amici, Luciano Pizzetti, Ivan Scalfarotto (Rapporti con il Parlamento e riforme); Gianclaudio Bressa (Affari regionali); Filippo Bubbico, Gianpiero Bocci, Domenico Manzione (Interni); Lapo Pistelli, Mario Giro, Benedetto Della Vedova (Esteri); Enrico Costa, Cosimo Maria Ferri (Giustizia); Luigi Casero, Enrico Morando, Pier Paolo Baretta, Giovanni Legnini, Enrico Zanetti (Economia); Franca Biondelli, Teresa Bellanova, Luigi Bobba, Massimo Cassano (Lavoro); Riccardo Nencini, Umberto Del Basso de Caro, Antonio Gentile (Infrastrutture); Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero (Politiche agricole); Silvia Velo, Barbara Degani (Ambiente); Francesca Barracciu, Ilaria Borletti Buitoni (Cultura); Gioacchino Alfano, Domenico Rossi (Difesa); Carlo Calenda, Claudio De Vincenti, Simona Vicari, Antonello Giacomelli (Sviluppo economico); Vito De Filippo (Salute); Roberto Reggi, Angela D’Onghia, Gabriele Toccafondi (Istruzione).

Tra i 44 sottosegretari succitati assumeranno l’incarico di viceministri:

Filippo Bubbico (Interni), Lapo Pistelli (Esteri), Enrico Costa (Giustizia), Luigi Casero ed Enrico Morando (Economia), Riccardo Nencini (Infrastrutture), Andrea Olivero (Politiche agricole), Carlo Calenda e Claudio De Vincenti (Sviluppo economico).

Il sottosegretario Domenico Minniti detto Marco assumerà l’incarico di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

fonte:
http://www.primadanoi.it/news/italia/547670/Governo-Renzi--Legnini-sottosegretario-all.html

mercoledì 12 febbraio 2014

Domani Direzione nazionale del Pd




Domani, giovedì 13 febbraio, alle ore 15, presso la sede del Partito Democratico (via Sant’Andrea della Fratte, 16) si riunirà la Direzione nazionale del partito. 


"Leggo tante ricostruzioni sul Governo. Quello che devo dire, lo dirò domani alle 15 in direzione. In streaming, a viso aperto". 

I lavori saranno trasmessi in diretta su www.youdem.tv e sul sito del PD www.partitodemocratico.it

lunedì 10 febbraio 2014

"Ricordo, memorie, racconto. Per superare i traumi della storia"

Oggi è la Giornata del Ricordo. Si celebra da pochi anni, la legge istitutiva risale solamente al 2004. Recita così, “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Cosa colpisce anche chi su quel confine orientale, il più tragico della penisola, non ci è nato come invece è accaduto a me e a tanti altri? Colpisce il tempo. La distanza tra eventi che hanno segnato lo spirito di un’epoca e di una terra e il momento in cui lo Stato ha dedicato a quegli eventi un giorno simbolico per ricordare e raccontare quel che accadde e ciò che causò.

Stamane Ilvo Diamanti su Repubblica spiega come il tempo, la rapidità, sia la chiave di senso della stagione che attraversiamo. L’ho letto pensando a quanto poco vicino a quello spirito sia un dopoguerra infinito come quello che abbiamo vissuto in quella parte d’Italia. La repressione fascista degli sloveni, l’italianizzazione dei loro cognomi, l’occupazione nazista della città, la Risiera di San Sabba, i quaranta giorni dell’occupazione e della violenza titina, la tragedia delle foibe, il dramma dell’esodo. E poi, molto poi, il ritorno all’Italia e la lunga coda di un conflitto che ha segnato la comunità lungo il crinale, straordinario e terribile, del combinarsi delle nazionalità.

Oggi quel dopoguerra è concluso, anche grazie alla bandiera europea. Definitivamente concluso, almeno lì dove più brutale è stata la sua continuità. Da giovane andai tra i primi militanti e dirigenti del Pci a rendere omaggio con una corona alle vittime di Basovizza. Lo ricordo come un giorno di saggezza, non mia, per carità, ma di quanti quel passaggio avevano preparato. Il tema non era, né allora né ora, vincere la prova di una memoria condivisa. Sarebbe lungo da dire e da spiegare, ma forse di fronte alle tragedie della storia il culto della condivisione non può che fermarsi dinanzi alla pietà verso i morti. Poi esiste e resiste la storia, la ricostruzione dei fatti, delle biografie, delle vittime. Poi c’è il ricordo sempre intessuto di testimonianza. E poi c’è il racconto di fatti lontani che serve a spiegare a chi è venuto dopo perché il presente è unico e in certa misura figlio di quei trascorsi. 

Ricordo, memorie, racconto: solo l’intreccio di queste cose aiuta a superare i traumi della storia. Ecco perché “Magazzino 18” di Simone Cristicchi è un regalo prezioso. Perché un giovane artista romano nato decenni dopo quei fatti sale su un palco e nella tradizione dell’orazione civile racconta. L’ho visto questo suo spettacolo in una sera di ottobre al Politeama Rossetti, il teatro stabile della mia città. Ho visto due spettacoli. Quello sul palco e quello di una platea attenta e coinvolta, come non capita spesso. Poi l’applauso quasi liberatorio di chi sa, ma sentendo raccontare un pezzo del suo passato sente di poterlo condividere con altri, tanti, che magari non sanno". 

Ho letto di alcune contestazioni, a volte plateali, che Cristicchi ha subito in giro per l’Italia. Chissà quale senso possono avere? Credo nessuno. 

Mentre sarebbe una buona cosa se questo 10 febbraio, al netto di giuste commemorazioni, portasse il video di quel racconto nelle classi e nelle scuole a testimoniare che la memoria non si definisce per legge ma il racconto della storia – quello sì – è un patrimonio che può formare la coscienza civile di generazioni intere.

Gianni Cuperlo

mercoledì 5 febbraio 2014

CHIETI SI MOBILITA PER LA BIBLIOTECA PROVINCIALE DA RIAPRIRE NEL CENTRO ALL’EX OSPEDALE MILITARE

Convocata per venerdì 7 febbraio 2014, alle ore 17,30, dalla Consulta comunale delle Associazioni Cultura Ambiente e Beni culturali, un’assemblea allargata: all’ordine del giorno le prospettive della Biblioteca provinciale “A.C.De Meis”, presso la sala consiliare della Provincia (Corso Marrucino n.97).

La città è decisa a scendere in campo per accelerare i tempi di riapertura della Biblioteca provinciale “A.C.De Meis” nel centro storico, trasferendola nei locali dell’ex Ospedale militare alla Villa Comunale, già convento francescano di Sant’Andrea dal’attuale sistemazione in un ex centro commerciale a Teate Center di Via Spezioli.

Un Gruppo di Lavoro, costituito nell’ambito della Consulta, dopo le iniziative intraprese negli scorsi mesi, ha esaminato ancora una volta la situazione di stallo per la soluzione del problema, ritenuto prioritario nell’ambito cittadino, ha elaborato una bozza di documento, come base di partenza del confronto, in sede di assemblea allargata a tutte le associazioni di categoria, agli ordini professionali e a tutti i cittad8ini interessati. Dall’assemblea dovranno scaturire proposte di proposte iniziative collettive che favoriscano una soluzione in tempi ragionevoli di un problema che si trascina dal 2005, da quando nella notte tra il 2 e 3 giugno un lato della Biblioteca “A.C.De Meis” crollò per le violenti piogge anche per i lavori di demolizione avviati per la ristrutturazione dell’edificio.

Ci si aspetta una massiccia adesione e partecipazione all’assemblea, che vuol essere soltanto il primo passo per promuovere una petizione popolare e manifestazioni pubbliche di coinvolgimento cittadino sull’importante argomento.

IL COORDINATORE DELLA CONSULTA

Mario D'Alessandro

domenica 2 febbraio 2014

Pre-Okkupati






Risse, sceneggiate, accuse al Capo dello Stato: strategie di distrazione di massa per nascondere un anno di fallimenti targati M5S


http://www.partitodemocratico.it/doc/264590/pre-okkupati.htm

martedì 28 gennaio 2014

Renzi: "Una politica che non decide non è più credibile su niente"

Il segretario dem su Facebook: "La legge elettorale non è la cosa più importante. Ma è l'inizio di un percorso che può cambiare il Paese. Le carte sono in tavola, nessuno può bluffare. Se qualcuno vuole far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al Paese"

La legge elettorale non è la cosa più importante. Ma è l'inizio di un percorso che può cambiare il Paese: taglio dei costi della politica, semplificazione, superamento di Senato e Province, lotta contro le rimborsopoli regionali. Se passa questa legge poi è più semplice tutto, dal piano per il lavoro all'attrazione degli investimenti stranieri, come hanno notato autorevoli osservatori internazionali in queste ore. Tutto è migliorabile, ma l'accordo sulla legge elettorale dopo anni di immobilismo adesso c'è, corrisponde al dettato costituzionale, può far uscire l'Italia dalle sabbie mobili. Rispetto le motivazioni di chi in queste ore sta disperatamente cercando di bloccare tutto, qualcuno persino in buona fede. Ma fuori dalle stanze dei palazzi c'è un Paese che ha bisogno di gesti concreti di cambiamento. Ora, non tra qualche anno. E una politica che non decide neanche sulle regole del gioco, non è più credibile su niente.

Il PD ha fatto la sua parte, coerente con le primarie e con il voto della direzione. Abbiamo dato la disponibilità a ridurre il premio di maggioranza per accogliere il rilievo di parlamentari e costituzionalisti. Ieri ho chiesto ai nostri deputati di ritirare gli emendamenti per evitare ogni alibi sulle divisioni interne. Bene, adesso tocca al Parlamento.

Personalmente non mi farò ingabbiare nelle stanche liturgie della politica tradizionale: le carte sono in tavola, nessuno può bluffare. Se qualcuno vuole far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al Paese. Per quanto riguarda me e i miei presunti incontri di oggi, io sono a Firenze a inaugurare la nuova pista ciclabile di via Malibran.

di Matteo Renzi, PD

lunedì 27 gennaio 2014

Renzi: "Riforme e si arriva al 2018"

Intervista a Matteo Renzi di Marco Conti - Il Messaggero


«Niente imboscate sulla riforma elettorale, sfruttando il voto segreto, o andiamo subito a votare con la legge proporzionale». Matteo Renzi va giù pesante contro i possibili franchi tiratori in Aula e contro coloro che si battono per le preferenze ma in realtà vogliono tornare al «proporzionale» e «al pentapartito» della prima Repubblica. «Approvare una riforma così vale più di una finanziaria».

 
Per il premio di maggioranza si pensa a una soglia del 38%. Se questo Parlamento vota la legge elettorale avvia una «stagione costituente» e si può arrivare con la legislatura «perfino al 2018». Se invece affossano la riforma elettorale, sfruttando il voto segreto, «andiamo subito a votare con la legge proporzionale» che ci ha lasciato la Consulta perché sarebbe la conferma che questo Parlamento è «inaffidabile». 


Matteo Renzi va giù pesante contro i possibili franchi tiratori che minacciano di affossare la legge elettorale in Aula e contro coloro che si battono per le preferenze ma in realtà vogliono tornare al «proporzionale» e «al pentapartito» della prima Repubblica. Il segretario del Pd è appena arrivato allo stadio, per la partita della Fiorentina, quando le agenzie battono la notizia delle dimissioni del ministro Nunzia De Girolamo. 


Che succede ora nel governo? 


«Non so. Io mi occupo di riforme, di lavoro, di tagli ai costi della politica. Il governo e i ministri sono un problema di Letta». 


Veniamo allora alle riforme. Il Pd resterà compatto in Commissione e in Aula o ci saranno emendamenti di singoli? 


«Il lavoro dei gruppi e della Commissione è prezioso e ogni proposta va valutata anche alla luce delle posizioni espresse da tutti i partiti che hanno sottoscritto la riforma elettorale. Il Pd ha comunque già deciso lunedì scorso. Il punto vero è che siamo ad un passaggio straordinario perché abbiamo a portata di mano una legge che finalmente garantisce un vincitore. Inoltre si supera il Senato e si mette un freno ai poteri delle Regioni e agli sprechi dei consigli regionali. È un tris francamente straordinario, poi ben venga il lavoro di tutti per migliorarlo». 


Margini per cambiare qualcosa ci sono? Si può abbassare lo sbarramento al 4%? 


«Margini ci sono sempre se c`è l`accordo dei contraenti. Vorrei però capire per far che cosa. Penso sia venuto il momento di sottrarre la materia ai super-specialisti». 


Si riferisce all`appello pubblicato ieri da un gruppo di costituzionalisti? 


«Esatto. Ventinove brillanti costituzionalisti che sostengono che la proposta di riforma va bene a patto che si levi il premio di maggioranza, si introducano le preferenze e si tolga lo sbarramento. A questo manipolo di scienziati del diritto mi viene da dire che in Italia questa legge c`è già stata ed è quella della prima Repubblica. Se la vogliono non devono affaticarsi molto, basta riprendere quella che avevamo e che ci porterà al paradossale risultato di tornare al pentapartito». 


Di fatto è la legge proporzionale che ci ha lasciato la Consulta 


«Sostanzialmente sì. Ma soprattutto non bisogna dire ai professori che poi ci toccherebbe fare il governo con Berlusconi. Quella che vogliono loro è quella che ci impone di fare ancora nella prossima legislatura, il governo con il Cavaliere». 


Intende dire che oltre a questa ipotesi di riforma non c`è altro se non il voto? 


«Se in Parlamento c`è una maggioranza di persone che non vuole il premio di maggioranza, vuole abbassare lo sbarramento e introdurre le preferenze, diciamo a costoro di non affaticarsi troppo nell`inventarsi una propria proposta. Diciamo bocciate questo accordo e poi andremo a votare con le preferenze e vedremo quanti avranno il consenso in ventisette mega-circoscrizioni». 


Come si spiega questa voglia di ritorno alle preferenze? 


«Non c`è dubbio che molti di coloro che chiedono le preferenze lo fanno ad alta voce salvo poi discutere a bassa voce di altro. Magari lo fanno per ottenere le candidature multiple o abbassare la soglia di sbarramento. Rispetto questo atteggiamento, ma penso che una classe politica degna di questo nome debba mettere un bando all`ipocrisia». 


Pensa che molte delle correzioni proposte servano a smontare la riforma? 


«Qui non si tratta di smontare la proposta il che sarebbe legittimo se dopo vent`anni di chiacchiere se ne smonta una per farne un`altra». 


Ci sarà pure una modifica che ritiene più opportuna e possibile delle altre 


«Per esempio sarebbe intelligente alzare la soglia minima di raggiungimento del premio portandolo dal 35 al 38%. Ne stiamo parlando gíà da qualche giorno con FI e Ncd e consentirebbe di ridurre l`entità del premio di maggioranza al 15%. Ogni legge è migliorabile, soprattutto se si tratta di legge elettorale, ma contesto il metodo di coloro che parlano di preferenze per portare a casa altro». 


Con chi ce l`ha, con Alfano? 


«No, perché lui le ha chieste da subito. Mi ricordo però che nel Pd ero l`unico a chiederle e a difenderle quando mi davano dello screanzato. Qualcuno arrivò a parlare di questione morale. Basta rileggersi un po` di dichiarazioni passate per vedere che la posizione di qualcuno è pretestuosa. In vent`anni questi hanno solo chiacchierato. Ora siamo ad un passo dal risolvere il problema e porre la base per un cammino nuovo». 


Ovvero? 


«Ci sono le riforme istituzionali e le riforme del welfare e del lavoro. La legge elettorale è solo il primo passo per un grande cambiamento. I politici devono cominciare da loro stessi per dare il buon esempio e poi si cambia. Approvare una legge così, anche a livello di credibilità internazionale, vale più di una finanziaria». 


Tra gli inconcludenti degli ultimi vent`anni c`è pure Berlusconi? 


«Beh, se si fa posso sempre dire che lui ci ha messo vent`anni e io un mese e mezzo, il tempo delle primarie. Ora però c`è una parte del Pd che dice "siccome piace a Berlusconi, questa riforma non si deve fare". E` un atteggiamento che denota una sudditanza culturale e psicologica da correre il rischio di dover chiamare il medico». 


Però con il Cavaliere molti suoi colleghi sono rimasti fregati.


«Chi dice "siccome piacciono a Berlusconi non piacciono a me", ha consegnato la propria coscienza e la propria intelligenza e il proprio spirito critico mani e piede al Cavaliere. E` una forma di subalternità intellettuale». 


Quindi sbaglia Vendola a dire che lei ha riportato in auge il Cavaliere? 


«Berlusconi c`è e ci sarà finché milioni di italiani lo voteranno. Una parte della sinistra deve far i conti con questo dato di fatto. Non è un prodotto della nostra immaginazione, ma un politico che da vent`anni prende voti dei nostri concittadini. La legittimazione di Berlusconi non la dà Vendola, non la dà Bersani e non la dà Renzi, ma milioni di italiani che lo votano e, come è noto, gli alleati si scelgono, gli avversari no. A Vendola chiedo invece di sapere se vuol stare con noi o no. Da Pisapia a Zedda, governiamo con Sel. Noi vogliamo sapere se nel centrosinistra che facciamo e in un chiaro sistema dell`alternanza, Sel è con noi». 


Ci sono più conservatori nel Pd o nei piccoli partiti? 


«I conservatori sono dovunque. Sono nella burocrazia, nella politica sparsi in modo diffuso. I conservatori non mollano, resistono, sperano nella palude». 


Come si battono? 


«A chi sta in Parlamento dico che il ragionamento ora è rovesciato. Fino a poco tempo fa si diceva: "non facciamo la legge elettorale perché altrimenti si vota". Ora siamo a un punto diverso: se facciamo la legge elettorale il Parlamento ha l`opportunità di riscattarsi dalla brutta pagina dell`elezione del Presidente della Repubblica e da questo ultimo anno. Con la riforma elettorale dimostra di aver ingranato una marcia diversa e di aver preso la strada delle riforme e la legislatura può anche andare persino al 2018». 


Quindi ha torto Brunetta a dire che dopo la legge elettorale c`è subito il voto? 


«Se questa legge elettorale passa si può andare alla scadenza naturale della legislatura. Se invece qualcuno, in nome della sacrosanta battaglia sulle preferenze, decide di affossare la legge magari nel segreto dell`urna, penso sia opportuno dar loro la possibilità di misurarsi subito con le preferenze». 


Perché il Quirinale dovrebbe sciogliere le Camere se dovesse essere bocciata? 


«E` evidente che se a scrutinio segreto questo Parlamento affossa anche la legge elettorale certifica la propria inaffidabilità. Il bivio è questo». 


Qualcuno sostiene che lei ha fretta di andare al voto. 


«È proprio il contrario. Il mio destino personale viene dopo la possibilità di fare le riforme e cambiare le regole del gioco. Non mi interessa portare all`incasso della campagna elettorale il consenso di oggi, mi interessa cambiare l`Italia. Se cambiamo la legge elettorale possiamo immaginare un percorso costituente della legislatura». 


Quindi tutto di corsa per concludere quando? 


«Entro aprile e in prima lettura anche il Senato e il Titolo V». 


Alfano l`accusa di volere una legge elettorale che lo spinga nella braccia di Berlusconi. È vero? 


«Ho un ottimo rapporto personale con Angelino Alfano e quello che ho da dirgli glielo dico in faccia e senza giri di parole. Lui con Berlusconi c`è stato benissimo per vent`anni e ci sta ora in tutte le campagne amministrative delle prossime settimane. Se vuole sganciarsi da Berlusconi abbia il coraggio di dirlo e non dia ad altri la responsabilità delle sue scelte politiche. Per il momento ha fatto un gesto di rottura sul governo, ma il partito di Alfano si chiama Nuovo Centrodestra ed è stabilmente dentro la coalizione di Silvio Berlusconi». 


Pensa di ritrovarsi alle prossime elezioni contro Alfano o contro Toti? 


«Come le ho appena detto io mi scelgo gli alleati non gli avversari». 


Oltre alla legge elettorale c`è da scrivere il patto di programma. Come pensa di procedere? 


«Ne discuteremo nella prossima direzione del partito e aspettiamo anche di conoscere le idee del Presidente del Consiglio». 


Quando firmerete il patto? 


«Il prima possibile. Discuteremo in direzione e poi si chiude subito in modo che si possa andare avanti rapidamente. Letta è il Capo del governo. Il Capo del governo ha il pieno appoggio del Pd che gli dice semplicemente: è l`ora di passare dalle parole ai fatti. Subito».


sabato 25 gennaio 2014

Italicum, ecco come funziona

Video di presentazione della proposta di riforma della legge elettorale.



Una bella iniziativa culturale a Chieti

Può tornare a splendere una serata uggiosa? Si, a mio parere, se si azzecca l'argomento.


Venerdì sera, a Chieti, il cattivo tempo l'ha fatta da padrona con tanta pioggia ed umidità. All'interno dell'Auditorium del Museo delle Scienze Biomediche, vicino alla Trinità come noi teatini chiamiamo Piazza Trento e Trieste, splendeva tanto sole grazie all'Associazione “Amici del Liceo scientifico F. Masci” che ha organizzato un incontro molto qualificato sul tema:”Piccoli contributi alla comprensione della Divina Commedia” di Dante Alighieri. Sul palco i professori Marta Albanese, Filippo Canci, Piervincenzo De Lucia e Bartolo Iossa che hanno deliziato il pubblico presente scegliendo alcune terzine dei Canti dell'Inferno e Paradiso.

Canci ha scelto il 33° Canto dell'Inferno dedicato al conte Ugolino, M. Albanese il 1° del Paradiso, De Lucia alcune terzine dei Canti VIII, XXIII e XXXIII del Paradiso, Iossa il 14° del Paradiso che, letti e spiegati, hanno rilanciato la necessità di una rilettura di uno dei due testi fondamentali della lingua italiana come la Divina Commedia ed i Promessi sposi di A. Manzoni che saranno oggetto di altri appuntamenti culturali. La Divina commedia, forse anche grazie alle letture di Roberto Benigni trasmesse più volte dalla televisione, sta vivendo un momento di rinnovata 'curiosità' anche da parte di chi, magari da studente, l'aveva un po' snobbata. La serata è stata dedicata alla professoressa Paola Iossa, purtroppo prematuramente scomparsa nei giorni scorsi. 

Un momento culturale di altissimo livello con un solo neo: la totale assenza dei giovani che avrebbero tante cose da imparare se non fossero distratti, purtroppo, da tante cose futili.

Giustino Zulli

Chieti, 25 gennaio 2014

venerdì 24 gennaio 2014

Speranza: "Immigrati, asilo e accoglienza servono politiche comuni"

Intervista a Roberto Speranza di Alessandra Rubenni - L'Unità

«Avviene spesso che di certi temi si discuta solo quando c`è un`emergenza. Sui migranti è stato così in questi anni». Quando in estate aumentano i flussi si parla del dramma, «ma
politica e l`opinione pubblica non possono stare a inseguire solo l`emergenza quotidiana. La politica deve provare a costruire una risposta di respiro alle questioni che sono sul tavolo», ripete Roberto Speranza, presidente del gruppo Pd alla Camera, che all`indomani della tragedia di Lampedusa, segnata da 366 morti, ha preso carta e penna per lanciare un appello a tutti i capigruppo dei partiti progressisti dei Parlamenti europei. 


Ci spieghi la sua iniziativa. 

«Una vicenda come quella di Lampedusa deve richiamare l`attenzione e la sensibilità su quale debba essere il ruolo dell`Europa nel Mediterraneo. È chiaro che ci sono responsabilità nazionali, ma il rapporto tra Europa e Africa è di carattere europeo, non può risolversi solo dentro i confini nazionali. Tutti dobbiamo provare ad alzare lo sguardo dalla quotidianità e dare un segnale che vada nella direzione di un sogno lungo, quello dell`Europa, che si è realizzato ma su cui dobbiamo ancora investire». 


Cosa è successo dopo la sua lettera? 


«Ho ricevuto molte risposte, poi il capogruppo dell`Alleanza dei progressisti europei Swoboda ci ha convocato per un incontro a Bruxelles il 26 ottobre scorso. Lì abbiamo costruito una primissima intesa, con l`impegno a proseguire». 


Oggi Roma, nella Sala Regina di Montecitorio, ospiterà un`altra tappa di questo impegno, in una giornata intitolata a «Mediterraneo e Migrazioni. Una nuova politica di pace, democrazia e sviluppo». 


Di che si tratta? 


«Sarà un confronto più largo, con i rappresentati progressisti di 12 Paesi, di cui 8 europei e 4 del Nord Africa, Tunisia, Algeria, Egitto e Marocco, per dire che il Mediterraneo deve porsi al centro della nostra agenda politica europea e della prossima campagna elettorale, nel campo largo delle forze del socialismo europeo». 


Nel concreto cosa significa? 


«C`è bisogno di sviluppare maggiore sintonia nelle politiche di accoglienza e di gestione dei migranti, ora essenzialmente a carico dei singoli Paesi. È un fatto positivo che a Roma 12 rappresentanti di prima linea ragionino su questi grandi temi. Tutti insieme potremo fare pressione sulle istituzioni europee. E puntiamo a elaborare una dichiarazione congiunta». 


Su quali basi? 


«Facendoci guidare da valori che affermino le pari opportunità, l`accoglienza, il rispetto dei diritti, che sono alla base di una famiglia politica come la nostra». 


E dentro i nostri confini? Al Senato è passata l`abolizione parziale del reato di clandestinità. Basta? 


«Io mi auguro che norme come la Bossi Fini vengano totalmente superate.La strada intrapresa è giusta e va perseguita il più velocemente possibile, nel quadro di una riorganizzazione non solo nazionale». 


Ma un Paese che registra fatti come i continui attacchi razzisti alla ministra Kyenge riuscirà a fare passi in avanti? 


«La realtà quotidiana dell`Italia preoccupa. Non può esserci indifferenza quando ci sono cori razzisti negli stadi e un ministro viene continuamente insultato. Ma è chiaro che dobbiamo costruire una cultura dei diritti e dell`integrazione. Su questo il M5 S ha molto oscillato pensando che non fosse un terreno su cui si ottiene consenso. Ma la politica deve inseguire il consenso o orientare una cultura di fondo più in linea con una visione più moderna ed europea?».


Il governo delle larghe intese però è un bell`ostacolo... 


«Su questi temi bisogna avere il coraggio di andare avanti. Non c`è dubbio che una vittoria piena del centrosinistra avrebbe reso più facili tutti gli interventi normativi che abbiamo in testa».


Fonte: L'Unità

giovedì 23 gennaio 2014

Da ben altro ci si sarebbe dovuto dissociare!

Non avendo ancora deciso se rinnovare o meno la mia iscrizione al Pd perché a disagio in un partito che dà più valore alla “democrazia del passante” ( che può decidere solo perché versa 2 €, addirittura chi può essere il segretario nazionale ) che agli iscritti ed ai suoi organismi dirigenti; che convoca la sua direzione solo dopo aver sottoscritto un accordo con uno storico avversario come Berlusconi, senatore espulso dal Senato per la condanna definitiva pronunciata dalla Cassazione per un reato che considero aberrante quale la frode fiscale specie se a commetterlo è un soggetto che è stato per più volte Presidente del Consiglio dei Ministri; che con l'atteggiamento, che considero inutilmente tracotante, del suo nuovo segretario Matteo Renzi porta alle dimissioni prima un Vice Ministro dell'Economia del valore di Stefano Fassina e poi del Presidente del Partito Gianni Cuperlo, che era stato suo competitore alle primarie, non ho alcun titolo, se non quello di essere stato un elettore del Pd, per entrare in una polemica che ha contrapposto la segretaria provinciale, il segretario cittadino, il capogruppo al consiglio comunale e la segretaria del circolo dello scalo, al circolo del Pd del colle col quale ci si è dissociati per un manifesto non condiviso.
A me, da semplice elettore, avrebbe fatto più piacere un comunicato col quale i firmatari prendevano le distanze da alcuni altri comportamenti che, almeno credo, nulla hanno a che fare con “ i valori fondanti del Pd”, come, per ultimo, la richiesta di dimissioni, avanzata dalla 'renziana' Debora Serracchiani, di Flavio Zanonato, Ministro dell'Economia, dello stesso partito.
Se non ricordo male i miei 56 anni di militanza prima nella Fgci, poi nel Pci, Pds, Ds e Pd, mai si era arrivati a questi plateali livelli di scontro, del tutto legittimi se fatti all'interno degli organismi di partito per i chiarimenti necessari, quanto mai sbagliati se servono a rese di conti per diverse appartenenze di aree. Zanonato è 'bersaniano' e, pertanto, va bastonato anche se non lo merita, almeno nel caso a cui si riferisce la Serracchiani e cioè la gestione di una difficile vertenza sindacale con una multinazionale, l'Elettrolux, che ha diversi stabilimenti, uno dei quali in Friuli Venezia Giulia di cui lei è Presidente.
Ora, col nuovo uomo solo al comando, anche se di sinistra, evidentemente si ritiene che gli organismi dirigenti siano un qualcosa che, come ha detto lo stesso Renzi all'ultima direzione debbano “prendere o lasciare” e, se questo è, non capisco perché si convochino le riunioni della direzione, se tutto è già deciso.
Se non ricordo male, c'era una pubblicità che quando ero più giovane, invitava ad acquistare un certo prodotto a “scatola chiusa”. Ma si trattava di una scatola di tonno.
In politica, almeno questo resta il mio parere, iscritto o meno al Pd, le cose sono più complesse e si discutono, con passione, con buona pace dei presunti innovatori che vorrebbero mettere la museruola al dibattito o vogliono renderlo del tutto inutile.
Giustino Zulli

Chieti, 23 gennaio 2014

Et in cauda venenum… di ANTONIO CIANCIO

Ho seguito anch’io in diretta i lavori della Direzione del PD dell’altro ieri. E debbo dire che – nonostante le diversità d’impostazione e soprattutto d’umore di una parte degli intervenuti, a causa dell’incontro di Renzi con Berlusconi – il dibattito tuttavia procedeva tranquillo, costruttivo e anche con un apprezzamento da parte di Cuperlo e altri non renziani per l’iniziativa sulle riforme portata avanti con determinazione e tempestività da parte del segretario del PD. La mossa di Renzi, infatti, con la trasformazione dell’hispanicum nell’italicum, aveva sortito l’effetto positivo di far convergere sulla sua proposta anche chi nella maggioramza (come il Ncd) che, non gradendo la proposta originaria, pensava di tenersi fuori dall’accordo; e, più in generale, aveva rimesso in movimento una situazione politica che sembrava essere ormai sull’orlo di un pericoloso avvitamento su se stessa – anche per le bordate continue che arrivavano dal sindaco di Firenze e dai suoi luogotenenti verso Letta e il governo –, con il rischio quindi o d’un galleggiamento senza prospettive o addirittura della fine del governo, con l’apertura di una crisi al buio e l’addensarsi di nuovo sull’Italia delle nuvole nere dello spread, la sfiducia dei mercati, ecc. Ma ecco – proprio alle battute finali del dibattito – la scelta di Renzi di attaccare frontalmente e personalmente Cuperlo sulla questione (non proprio di lana caprina) della necessità di restituire ai cittadini con la nuova legge elettorale il diritto di scegliere anche i parlamentari, oltre al partito, negato in questi anni dalporcellum. E purtroppo, ad ascoltarle, le parole di Renzi non apparivano affatto come uno scivolone che può capitare a tutti o – come qualcuno ha detto dopo il fattaccio – una semplice caduta di stile: le parole erano state pensate e lo scopo era appunto quello di umiliare Cuperlo e le forze che egli ha rappresentato nel corso delle primarie.


E’ chiaro che nessuno può togliere a Renzi – e non sarebbe neppure giusto – il merito della sua iniziativa sia per quanto riguarda la legge elettorale che il pacchetto di riforme costituzionali ad essa collegato e che attengono a questioni fondamentali per il funzionamento del sistema politico e per dare più efficienza e rapidità all’azione di governo.

Naturalmente, si tratta di vedere nelle prossime settimane se – al di là degli impegni formali assunti dalle forze che si sono dette favorevoli in linea di massima – queste proposte (assieme al Piano per il lavoro) riusciranno davvero a trasformarsi in leggi dello Stato: le esperienze in materia, sia recenti che lontane, non incoraggiano all’ottimismo, ma è evidente che Renzi con la sua iniziativa un risultato l’ha comunque ottenuto, quello appunto di rimettere al centro dell’agenda politica nazionale la necessità di procedere rapidamente a quelle riforme costituzionali e a misure capaci di affrontare seriamente il problema cruciale del lavoro che sole possono evitare un nuovo deragliamento del Paese.

Io non so quanti ancora ricordino l’insistenza di Bersani, alla vigilia delle elezioni del febbraio 2013, sulla esigenza e l’urgenza di far leva contemporaneamente – per la ricostruzione dell’Italia dalle macerie berlusconiane – sulle due questioni che già allora apparivano centrali per far uscire il Paese dalla crisi: la questione sociale e la questione democratica.

Bersani coglieva i punti veri della svolta di cui l’Italia aveva bisogno; ma sappiamo tutti come come sono andate le cose e che tutto, purtroppo, è rimasto appeso per aria. Perciò è stato giusto oggi ripartire da quelle due questioni ed è giusto oggi compiere ogni sforzo per cercare di portare a casa risultati concreti. Anche perché i rischi per l’Italia si sono fatti, nel frattempo, più gravi: intanto perché la crisi si è fatta ancora più drammatica e colpisce fasce sempre più larghe di popolazione e poi perché la democrazia italiana “periclita” (per dirla con Machiavelli) sempre di più per la presenza di forze che – più di ieri – possono metterla a repentaglio (si rifletta a come è cresciuto il numero di quelli che ritengono che si può vivere anche eliminando i partiti e a quanto in basso è arrivata la fiducia dei cittadini nei confronti della politica e dei politici); e l’unico modo per bloccare e neutralizzare i guastatori di turno – da Berlusconi a Grillo – è ancora oggi la capacità del PD di stringere i tempi sia sulle riforme costituzionali che sulla crescita attraverso quel patto che Letta intende firmare con le varie componenti della maggioranza di governo.

Ma, se la situazione è questa e c’è bisogno quindi di uno sforzo straordinario e convergente tra tutte le anime del Pd per far andare avanti il processo riformatore e ridare slancio all’attività di governo, perché allora Renzi si è lasciato andare a una polemica non solo inopportuna e divisiva, ma anche francamente pretestuosa su un tema – quello della possibilità per gli elettori di scegliere i candidati da mandare in Parlamento – molto sentito dall’opinione pubblica e largamente utilizzato in questi anni per alimentare l’antipolitica? E inoltre, diciamolo chiaramente, che senso ha l’osservazione di Renzi sui danni prodotti dalle preferenze in termini di corruzione e sul fatto che la sinistra non ha mai detto di volerle reintrodurre? Tutti invece sappiamo che il PD non ne ha mai parlato perché puntava ai collegi uninominali, dove le preferenze non servono; e poi, se si adotta un altro modello elettorale, è normale che si ragioni in maniera diversa sul modo di ridare il diritto di scelta agli elettori, sapendo tra l’altro che, nel modello indicato da Renzi, siamo di fronte a piccole circoscrizioni (le province, essenzialmente) che consentono quindi ai candidati di contattare agevolmente gli elettori, senza dover disporre di cifre pazzesche. Quanto poi alla corruzione, pur essendoci le liste bloccate, essa ha toccato in questi anni punte mai conosciute. E le ragioni di fondo di questo stato di cose non stanno certamente nelle preferenze: esse vanno cercate innanzitutto e soprattutto nel deterioramento della vita pubblica, provocato dal berlusconismo; e nella cultura che da decenni ormai domina l’intera società italiana (e non solo una parte del ceto politico) e che indica nella capacità di accumulare denaro comunque e a qualunque costo il non plus ultra del successo.

Ma Renzi dice anche che quello è l’accordo raggiunto; e quindi di esso non si può toccare nessun tassello (a partire dalla questione delle preferenze, che proprio Berlusconi non vuole), altrimenti salta tutto.

Capisco la sua preoccupazione, ma allora perché si accusa Letta di non avere a suo tempo rinviato al mittente la richiesta di Berlusconi di abolire l’IMU, scongiurando così l’effetto perverso che la sua abolizione ha poi prodotto (quello cioè di aggravare il peso fiscale sugli italiani)? Anche allora si disse che poteva saltare tutto. E però è evidente che, se è stato un errore ieri il non aver combattuto una misura che già si sapeva si sarebbe rivelata sbagliata, non si può oggi commettere un analogo errore su un tema così sensibile tra la grande opinione pubblica, fornendo contemporaneamente anche nuovi argomenti all’antipolitica.

Ma, al di là di questi aspetti, rimane aperta la domanda: perché Renzi ha scelto la strada dell’attacco personale a Cuperlo e quindi la strada della rottura con lui e con quello che egli rappresenta?

Di norma, soprattutto in presenza di una situazione così complicata e pericolosa come quella italiana, il segretario del partito punta a unire le forze e non a dividerle; e invece si sta rischiando che accada proprio il contrario.

Secondo alcuni renziani, nessuno dei quali ha finora osato dire a Renzi che gesti come quello contro Cuperlo (che fa seguito a quello del “Fassina chi?”) non aiutano certamente l’unità del PD, in verità la responsabilità della rottura risale a Cuperlo che andava solo alla ricerca di pretesti per dimettersi (come Fassina che, almeno finora, non è però diventato capo di nessuna corrente come pure l’accusavano i renziani) e quindi avere le mani libere per creare problemi e intralciare il lavoro del segretario: siamo insomma al rovesciamento della realtà e a una accusa che non ha né fondamento né senso, come spiega bene lo stesso Cuperlo nella lettera di dimissioni da Presidente dell’Assemblea nazionale inviata al segretario.

Chi ragiona così e avanza accuse simili in realtà parte dal presupposto che Cuperlo – nella sua qualità di Presidente dell’Assemblea – non avesse il diritto di partecipare in maniera libera al dibattito interno al partito e che si dovesse in sostanza limitare a fare la bella statuina, cosa ovviamente inaccettabile.

Un tale modo di ragionare ha anche un altro risvolto: e cioè che c’è oggi nel PD chi pensa che o la minoranza si adatta a fare soltanto da spalla a Renzi o, diversamente, è bene che venga emarginata.

Io ricordo come, nei mesi scorsi, certi personaggi hanno spiegato le ragioni del loro appoggio a Renzi alle primarie e anche come hanno accolto il risultato dell’8 dicembre: finalmente si archivia il PCI!

Come è noto, il PCI è stato sciolto dai suoi stessi dirigenti e militanti partendo dalla consapevolezza, imposta dai cambiamenti radicali intervenuti a livello mondiale a cavallo tra la fine del ’900 e gli inizi del nuovo secolo, e dalla necessità quindi di trovare altre strade per far vivere la sinistra e i suoi valori; ma lo scioglimento del PCI non ha mai significato e non significa affatto che la tradizione politica e culturale incarnata dai comunisti nel secolo scorso non continui a vivere – oltre che nella storia – anche nella carne viva della società italiana e che quella tradizione può ancora oggi dare un contributo essenziale al futuro dell’Italia e del PD.

Ci pensino bene perciò tutti coloro che, anche all’interno del partito, si lasciano tentare dall’idea di poter emarginare e sterilizzare questa tradizione: chi ci perderebbe sarebbe innanzitutto il PD. E lo stesso Renzi ne riceverebbe un danno.

Come giustamente scrive Cuperlo a Renzi nella sua lettera di dimissioni, non possono “funzionare un organismo dirigente e una comunità politica – e un partito è in primo luogo una comunità politica – dove le riunioni si convocano, si svolgono, ma dove lo spazio e l’espressione delle differenze finiscono in una irritazione della maggioranza e, con qualche frequenza, in una conseguente delegittimazione dell’interlocutore. Non credo sia un metodo giusto, saggio, adeguato alle ambizioni di un partito come il Pd e alle speranze che questa nuova stagione, e il tuo personale successo, hanno attivato”.

A meno che anche Renzi non voglia alimentare certi retropensieri e derive plebiscitarie i cui danni abbiamo già avuto modo di sperimentare!

Il PD può funzionare se è una casa in cui tutti – a prescindere dalle posizioni che ciascuno sostiene – si sente a proprio agio; e se tutti – maggioranza e minoranza – si fanno carico fino in fondo della necessaria responsabilità nei confronti del PD e del Paese.

Sandra Zampa, nel suo intervento in Direzione, ha invitato tutti a togliersi le magliette. Un giusto invito, ma, perché le cose vadano in questa direzione, le magliette devono togliersele davvero tutti.

PD Chieti: Lettera aperta alle associazioni di categoria di Chieti e provincia.

La manifestazione di ieri a Chieti è un grido di dolore di commercianti, artigiani e operatori economici della città che vedono dinanzi a loro il buio della incertezza della crisi. In questi anni di centrodestra, nonostante i proclami e gli inutili spot della giunta di Primio, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una città sofferente, depauperata, senza prospettive e senza futuro. Il partito democratico di Chieti e provincia ritiene fondamentale individuare i modi e gli strumenti per consentire all'economia cittadina di ripartire con idee concrete e proposte vere. Per questo motivo abbiamo elaborato una serie di proposte sul rilancio del centro storico che sia volano di sviluppo per l'intera città e il tutto il tessuto cittadino.  La settimana prossima (decidete voi la data) inviteremo le categorie ad un confronto sulle nostre proposte e ci faremo portavoce in consiglio comunale delle istanze degli operatori economici. Ci teniamo inoltre a ribadire che i manifesti affissi dal circolo di Chieti alta sono iniziativa di singoli e che quel modo di comunicare non appartiene ai valori fondanti del Pd, pertanto ci dissociamo in maniera netta dallo stile pur sottolineando che mai come ora i cittadini di Chieti sono oberati dalle tasse.

Chiara Zappalorto - Segretario Provinciale 
Filippo Di Giovanni - Segretario Cittadino 
Alessio Di Iorio - Capogruppo consiglio comunale  
Santina Ferrante - Segretaria Circolo PD Chieti Scalo


mercoledì 22 gennaio 2014

CARO SINDACO DI PRIMIO, NON CI SIAMO!

Ho più volte scritto che tante persone che hanno militato nelle formazioni politiche dell'estrema destra come la Giovane Italia, il Fuan, il Msi-Dn, nonostante gli ettolitri di acqua bevuti a Fiuggi quando l'allora potente e temuto capo indiscusso della destra Gianfranco Fini dette vita ad An, fascisti erano e fascisti sono rimasti anche dopo essere approdati al Pdl prima e a F.I. e NCD dopo. Gli esponenti della destra chietina, a partire dal Sindaco Di Primio, appartengono a pieno titolo a questa categoria di persone, come dimostrano diversi avvenimenti succedutisi nel tempo sino alla sponsorizzazione dello spettacolo “Operazione quercia- Mussolini a Campo Imperatore-l'ultima notte” che sarà rappresentato al Teatro Marrucino nei giorni 25 e 26 gennaio prossimi e che si riferisce alla liberazione del duce da parte dei paracadutisti delle famigerate SS naziste.

E' un fatto su cui la storia ha pronunciato il suo inequivocabile verdetto al quale non ho nulla da aggiungere. Si tratta di uno spettacolo teatrale sul quale non avrei particolari obiezioni se non avvenisse alla immediata vigilia del 27 gennaio, “Giorno della Memoria” istituito con legge dello Stato n. 211 del 20 luglio 2000, per ricordare il giorno dell'ingresso, nel 1945, delle truppe dell'Armata Rossa sovietica nel campo di concentramento di Auschwitz che dimostrò al mondo intero l'infamia del nazifascismo. In città, comunque, ci sono state proteste, tra le quali quelle del Vice presidente del Consiglio comunale Alessandro Marzoli del Pd ed altri che non hanno condiviso la sponsorizzazione. A queste critiche, Di Primio ha risposto con un comunicato stampa diffuso il 20 gennaio scorso col quale ha affermato che “il patrocinio è stato concesso i
n quanto richiesto” aggiungendo che non gli erano pervenute altre richieste di patrocinare iniziative a ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico nei campi di concentramento nazifascisti, e che sarà affisso un manifesto per le vie cittadine e nelle scuole. Ora credo giusto ricordare che l'istituzione del “Giorno della Memoria”, legge dello Stato di appena due articoli, oltre a riconoscere il suo valore, nel suo articolo 2 dice che “sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa affinché simili eventi non possano mai più accadere” che sono ben altra cosa dalla stampa di un manifesto.

Ora, è vero che la destra a Chieti ha vinto le elezioni ma è altrettanto vero che il 40% degli elettori non ha votato per un Sindaco già strettissimo collaboratore di Nicola Cucullo, Sindaco che non ha mai preso le distanze dal fascismo e bisognerebbe avere più rispetto, se si vuole essere il Sindaco di tutti. A Chieti ci saranno alcune iniziative nessuna delle quali promosse dal Comune che avrebbe potuto fare qualcosa in più di un semplice manifesto. La sezione ANPI della città, unitamente a Cgil, Cisl, Uil e ai partiti progressisti, democratici ed antifascisti diffonderà un suo volantino alla cittadinanza.

Giustino Zulli
Chieti, 22 gennaio 2014

martedì 21 gennaio 2014

Un secondo autogol.

Gianni Cuperlo si è dimesso, oggi, da Presidente del Pd. La decisione, sicuramente meditata e sofferta, è stata presa all'indomani della riunione della direzione nazionale del partito che, con 111 voti a favore e 34 astenuti, ha accolto le proposte avanzate dal neo segretario Matteo Renzi che, nella replica conclusiva, aveva usato toni a mio parere inaccettabilmente sferzanti nei confronti di Cuperlo che, intervenendo, aveva sollevato alcune questioni di merito non secondarie. Ci sarà tempo per riflettere più approfonditamente sulle proposte di nuova legge elettorale presentate da Renzi dopo il discusso incontro con il pregiudicato Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale dalla Cassazione. Ciò che oggi a me preme sottolineare è che Cuperlo, sconfitto nettamente al Congresso dell'8 dicembre 2013 da Matteo
Renzi, non avrebbe dovuto accettare l'incarico propostogli da un segretario che dimostra molta insofferenza per il sia pur minimo dissenso interno. Il leader di un partito che non a caso di è voluto definire 'democratico' dovrebbe avere, almeno a mio parere, la capacità di riunire le varie anime che lo compongono, portare a sintesi le diversità, non di assumere atteggiamenti sprezzanti verso chiunque dissenta. E' già successo, purtroppo, con l'ironico “Fassina chi? che ha portato alle dimissioni l'ex Vice Ministro dell'economia ed oggi è toccato a Cuperlo. Domani o nei giorni successivi a chi toccherà? Il Pd ha avuto circa 9 milioni di voti alle elezioni politiche del febbraio 2013. Alle primarie riservate ai soli iscritti, Renzi ha avuto il consenso di 133.892 votanti (45,34%), Cuperlo 116.454 voti (39,44%), Civati 28.841 (9,43%), Pittella 17.117 (5,80%), vincendole ma non in maniera schiacciante come, invece, è successo con quelle riservate a tutti, iscritti e non, svolte l'8 dicembre 2013, quando alle primarie hanno partecipato 2.814.881 persone e Renzi, con 1.895.332 voti, pari al 67,55%, ha avuto un indiscutibile successo che, però, almeno a mio parere, non giustificano alcuni atteggiamenti che denotano una certa arroganza unita alla convinzione di essere l'uomo solo al comando di una moderna sinistra.


Ora, io pongo una semplice domanda: è sicuro, Matteo Renzi, di interpretare correttamente anche il pensiero dei circa 6 milioni di elettori del Pd che non hanno partecipato alle primarie e che potrebbero avere, culturalmente, un atteggiamento diverso di fronte ad un decisionismo abbastanza lontano dalle proprie corde? Ho già scritto, in precedenza, che con il “Fassina chi?” Renzi aveva fatto un primo autogol. Le odierne dimissioni di Cuperlo ne rappresentano un secondo. Non sarebbe il caso, allora, di fermarsi un attimo per riflettere, ricompattare il partito anche in vista dei futuri, difficilissimi impegni elettorali per le europee del maggio prossimo che, in alcune Regioni come l'Abruzzo, coincideranno con le regionali?

Giustino Zulli

Chieti, 21 gennaio 2014

lunedì 20 gennaio 2014

Ma la colpa è sempre degli altri?

Il valore di un gruppo dirigente, di un Sindaco, assessore, consigliere comunale di maggioranza, a mio parere, si misura anche e forse sopratutto dal grado di responsabilità che ci si assume dal momento in cui si viene chiamati a ricoprire un certo incarico pubblico. Se questo è vero, al Comune di Chieti siamo allo zero o giù di lì. Se si ha la pazienza di rileggersi le quintalate di comunicati stampa sfornati da Sindaco, assessori e consiglieri comunali di destra dal mese di aprile 2010 sino a domenica scorsa, si capisce che tutto ciò che non va è da addebitare ai cinque anni, sui 67 complessivi, che sono stati governati dal centrosinistra (dal 2005 al 2010). Gli eredi della Dc hanno rimosso i 47 anni dei loro antenati, quelli di destra i loro 15. Questo davvero strano modo di ragionare ricompare adesso sulle vicende della Tares, addebitate dall'assessore al bilancio Roberto Melideo “alla politica romana e non certo all'Ente comunale”. Il che è anche vero. Ma quanto sta succedendo non è figlio di nessuno. Ci sono padri e madri facilmente riconoscibili se solo si avesse l'onestà intellettuale di non abiurarli. Melideo fa giustamente riferimento al debito pubblico che, dal 95% del Pil del 1990, quando premier era Giulio Andreotti, è arrivato a circa il 130% stimato dall'attuale governo Letta, con i suoi 2100 miliardi di € che, in soldoni, ragionando con Trilussa, significano un debito di 35 mila € per abitante, neonati compresi. Ora, tanto per stare ai fatti documentati e che un assessore al bilancio dovrebbe conoscere, il nostro debito pubblico, dal 1995 al 2000 (primo governo Prodi dopo la famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi con la vittoria elettorale del 1994) è progressivamente sceso ( dal 120,6 al 109,2% del Pil), è rimasto pressoché stazionario dal 2001 al 2005, 2° governo Berlusconi (dal 108,7 al 105,5%), ridisceso nel 2007 al 103,1% (2° governo Prodi), risalito nel triennio 2008-2010, 3° governo Berlusconi, esploso negli ultimi tre anni, governo 'tecnico' Monti prima e larghe intese dopo con Enrico Letta come dimostra il grafico sottostante, ripreso dal sito on line linkiesta. 


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Quindi,mentre si può tranquillamente condividere un giudizio negativo sulle responsabilità che accomunano destra e sinistra che hanno governato, alternandosi o intendendosi più o meno largamente, per la Tares decisamente no. Perché se siamo arrivarti all'attuale situazione e confusione che stanno mandando in tilt i commercialisti e i Caf, le responsabilità ci sono e sono delle destre che hanno voluto lo scalpo dell'Imu, con Berlusconi prima ed Alfano poi, non facendola pagare anche ai ceti più benestanti che l'avrebbero potuto tranquillamente pagare senza affanni. Forse mi sono distratto ma non mi sembra che Di Primio e Melideo abbiano mai preso le distanze da quest' ennesimo regalo fatto dalle destre ai ceti meno abbienti. Forse, almeno questo è il mio convincimento, nell'incontro tra Renzi e Berlusconi di ieri sarebbe stato utile e necessario affrontare anche questo problema perché le pur necessarie riforme istituzionali, ammesso che andranno in porto, non elimineranno questa ennesima ingiustizia fatta dalle destre contro la parte più debole della popolazione italiana.

Giustino Zulli

Chieti, 20 gennaio 2014




domenica 19 gennaio 2014

Sesso e alloggi: D’Agostino non patteggerà

Sesso e alloggi: l’ex assessore comunale, Ivo D’Agostino (Udc), accusato da 7 donne di estorsione e violenza carnale, non ha chiesto di patteggiare. E’ la novità all’indomani della chiusura delle indagini sullo scandalo che fa fibrillare la politica teatina. Il Pd non usa giri di parole. «E’ squallido assistere a giochi di poltrone sulle ceneri di una vicenda tristissima per la nostra città. Serviva piuttosto rimboccarsi le maniche- afferma Filippo Di Giovanni, segretario cittadino del Pd- e non chiedere incarichi.” E’ la stoccata all’Udc che non ha preso bene la scelta del sindaco di nominare assessore l’avvocato Dario Marrocco al posto di D’Agostino. La decisione di Umberto Di Primio ha innescato un clima di tensione a palazzo d’Achille dove la maggioranza di centro destra torna a vacillare. «Ci saremmo aspettati un comportamento diverso da questa amministrazione che continua a ragionare con le logiche della vecchia politica. L’ufficio casa diretto dall’ex assessore D’Agostino - aggiunge Di Giovanni- è fermo al palo. Ci sono tantissime richieste di alloggio inevase con la situazione che si è fatta davvero preoccupante. Invece di trovare risposte e soluzioni il sindaco si è preoccupato di nominare il nuovo assessore.” Poi un appello politico diretto all’Udc e alle forze moderate rappresentate in Comune. “Lancio la proposta di aprire un tavolo dei moderati a Chieti. Ai partiti di centro dico di lasciare questa maggioranza». Jari Orsini 

fonte: Il Centro