PD CHIETI

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mercoledì 12 febbraio 2014

Domani Direzione nazionale del Pd




Domani, giovedì 13 febbraio, alle ore 15, presso la sede del Partito Democratico (via Sant’Andrea della Fratte, 16) si riunirà la Direzione nazionale del partito. 


"Leggo tante ricostruzioni sul Governo. Quello che devo dire, lo dirò domani alle 15 in direzione. In streaming, a viso aperto". 

I lavori saranno trasmessi in diretta su www.youdem.tv e sul sito del PD www.partitodemocratico.it

martedì 11 febbraio 2014

Antonio Ciancio: A proposito di..

1 – Questa volta ha proprio ragione Cacciari: Renzi e soprattutto i renziani mettano in modo chiaro e definitivo la parola fine alla telenovela della staffetta; e, anziché presentare – come faceva ai tempi di Lascia o raddoppia Mike Bongiorno – le tre buste a Letta perché scelga, da segretario del PD Renzi si assuma fino in fondo le sue responsabilità e dica se vuole dare una mano a Letta per impostare la ripartenza del governo, di cui il Paese ha un bisogno estremo, oppure se intende mettere in piedi un suo governo o addirittura andare a stretto giro a elezioni anticipate.

Finora Renzi non ha parlato chiaro, mandando alla grande opinione pubblica nazionale messaggi tra loro contraddittori e che di fatto si elidono l’un l’altro e muovendosi in modo tale da rinviare alle calende greche (addirittura al 20 febbraio) una discussione sulla questione-governo alla Direzione del PD, quando invece una tale discussione bisognava farla a tamburo battente, nel momento cioè in cui lo stesso Letta sottolineò (siamo ai primi di gennaio) la necessità di imprimere una svolta decisa all’attività di governo e avviò anche un primo giro di ricognizione tra i partiti della maggioranza.

Oggi, per il punto a cui è giunto il balletto staffetta sì-staffetta no-elezioni anticipate e per il livello raggiunto dalla confusione tra la grande opinione pubblica, la situazione rischia di aggrovigliarsi ancora di più e farsi assai pericolosa. E’ ora quindi di dire senza riserve e in modo che tutti capiscano da che parte e attraverso quali percorsi si vuole andare da parte del PD. Sperando però che alcune cose siano chiare a tutti: la staffetta può tornare utile solo a coloro (e sono tanti: da Grillo a Berlusconi alla Lega…) che puntano a bruciare – in un colpo solo – sia Letta che Renzi; e, quanto alle elezioni anticipate, esse sarebbero un rimedio ancora peggiore perché il loro esito riproporrebbe né più né meno che i rapporti di forza attuali tra le maggiori forze del Paese (e questo lo dovrebbero sapere bene anche i dirigenti di Confindustria e degli stessi sindacati).

L’unica strada, questa è la mia opinione, è quella del rilancio di un nuovo governo Letta, con contenuti condivisi che davvero intercettino e diano risposte ai problemi urgenti che sono sotto i nostri occhi e percorsi istituzionali adeguati per dargli forza e autorevolezza.

E’ evidente che tutto questo non sta in piedi se il PD non dice con nettezza quale è la scelta che intende fare e non la fa al più presto.

Continuare ancora a navigare – come sta avvenendo in queste settimane – nella nebbia delle ambiguità può solo alimentare il malessere del Paese e fare da sponda agli sfasciacarrozze.

A conclusione della sua intervista di ieri a Repubblica, Cacciari invita Renzi a leggere le cose che scrive Machiavelli a proposito di fortuna e virtù bene ordinata. Un richiamo sacrosanto, ma – perché ne sia più chiaro il senso – voglio riportare qui la parte più significativa del capitolo XXV de Il Principe che ci dice qualcosa di fondamentale anche a proposito dello sbriciolamento che il territorio nazionale sta subendo in queste settimane a causa del maltempo: Perché el nostro libero arbitrio – egli scrive – non sia spento, iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi. Et assomiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’adirano, allagano e’ piani, ruinano li arberi e li edifizii, lievono da questa parte terreno, pongono da quell’altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno cosí fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti, e con ripari et argini, in modo che, crescendo poi, o andrebbono per uno canale, o l’impeto loro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso. Similmente interviene della fortuna: la quale dimonstra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle, e quivi volta li sua impeti, dove la sa che non sono fatti li argini e li ripari a tenerla“.

Insomma, anche se la fortuna “è amica dei giovani”, non basta essere giovani per governarla a proprio vantaggio…

2 – E’ proprio un segnale ai naviganti l’esito del referendum svizzero sull’immigrazione, che non a caso è stato salutato come un grande successo dalla destra xenofoba europea.

Siamo alla vigilia delle elezioni europee e, se l’Europa non vuole disperdere al vento della paura e dei populismi più ciechi che oggi tengono la scena in tanti paesi del continente i frutti dell’integrazione finora raggiunti grazie alla nascita dell’Europa unita e mantenere aperta la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, è ora che essa si dia una mossa e torni ad essere fattore di crescita, benessere e giustizia sociale per i popoli del continente e punto importante di riferimento per il resto del mondo, mandando finalmente al macero la politica di una austerità divenuta ormai – come ha giustamente sottolineato Napolitano nel suo bellissimo discorso al Parlamento europeo – solo ideologia. E l’Italia dia a questo fine il suo miglior contributo: nessuno più di noi ha interesse a che si affermi una nuova politica a livello europeo, non solo per se stessa, perchè senza nuove scelte dell’Unione la crisi italiana non si supera, ma anche per l’Europa stessa e il mondo perché un’Europa frammentata, dominata dalle paure e chiusa verso l’esterno come un fortino non solo sarebbe fonte di nuove diseguaglianze e povertà, ma rappresenterebbe un pericolo anche per la pace con il risorgere di nuovi e aggressivi nazionalismi.

Il PD, nelle prossime settimane si prepara a ospitare il congresso del PSE e a entrare finalmente nello stesso PSE: è il miglior contributo che i democratici italiani possono dare alla causa del rafforzamento e dell’allargamento delle forze che lottano per una nuova Europa.

3 – Sempre a proposito di Europa: il recente Congresso di SEL, in vista delle prossime elezioni europee, ha scelto di sostenere Tsipras – anziché Schultz – come candidato alla presidenza della Commissione UE, però Vendola dichiara nello stesso tempo che vuole aderire anche lui al PSE.

In sostanza, Vendola alle elezioni andrà in compagnia di Ferrero, Ingroia, ecc. (quelli, per intenderci, della lista Rivoluzione Civile, che alle ultime elezioni politiche hanno dato una bella mano a Grillo e a Berlusconi contro il PD), ma per accasarsi poi nel Parlamento europeo sceglie una casa che sia in grado di offrirgli qualcosa. Ma possibile che SEL e Vendola non riescano ancora a uscire dall’adolescenza e a diventare adulti? Eterni Peter Pan!!!

4 – Grillo e Berlusconi ancora uniti contro Napolitano: questa volta a unirli è il “complotto” che sarebbe stato ordito dal Capo dello Stato contro il Cavaliere, quando tutti sanno che – per il precipitare progressivo dei conti dell’Italia e gli scandali scoppiati a ripetizione nella corte dei miracoli berlusconiana – il governo del centrodestra era già in via di disfacimento e a breve sarebbe stato commissariato dalla UE, costringendo Berlusconi alle dimissioni.

Ma perché Berlusconi ce l’ha con Napolitano lo sanno tutti: il Cavaliere si aspettava la grazia, ma il Presidente della Repubblica gli ha detto no. Per Grillo, invece, la ragione è tutta politica: egli vuole colpire quello che è l’icona della democrazia rappresentativa e l’uomo delle istituzioni più apprezzato dagli italiani perché questo renderebbe più facile l’affossamento di coloro che egli chiama gli “zombi”.

Grillo – non avendo finora mosso un dito per far pendere la bilancia della politica italiana verso il cambiamento e rendendosi conto che proprio per questa ragione non ha molto da vantare presso gli italiani in occasione delle europee – cerca di supplire a questa assenza di risultati cercando da un lato di trascinare nel fango le istituzioni più rappresentative del Paese e dall’altro di creare il caos (come i grillini hanno fatto qualche settimana fa, bloccando il Parlamento) per tentare in questo modo di convogliare sulle sue liste alle europee la rabbia e la protesta dei più colpiti dalla crisi e nello stesso tempo di affossare la nuova legge elettorale e la riforma del Senato e del titolo V della Costituzione.

Ma, anche se i metodi e i percorsi sono diversi, alla fine quello che conta è che Grillo e Berlusconi marciano mano nella mano contro l’Europa e contro la democrazia italiana…

http://antoniociancio.wordpress.com/2014/02/11/a-proposito-di/#more-1456

mercoledì 29 gennaio 2014

Senza paura, mai più larghe intese, mai più potere di ricatto dei piccoli partiti, mai più inciuci. A viso aperto.



“Mai più larghe intese grazie al ballottaggio, mai più potere di ricatto dei piccoli partiti, mai più inciuci alle spalle degli elettori, mai più mega circoscrizioni. Con l'intesa sulla legge elettorale, nonostante i professionisti della critica, il passo avanti è enorme. Dopo anni di melina, in qualche settimana si passa dalle parole ai fatti. Ma non fermiamoci qui. Adesso possiamo passare al superamento del Senato e delle Province, all'eliminazione dei rimborsi ai consiglieri regionali e alla semplificazione delle competenze. Ma soprattutto al JobsAct, il piano per il lavoro. Stiamo semplicemente mantenendo gli impegni presi con le primarie dell'8 dicembre. Senza paura, a viso aperto".


Matteo Renzi

http://www.partitodemocratico.it

martedì 28 gennaio 2014

Renzi: "Una politica che non decide non è più credibile su niente"

Il segretario dem su Facebook: "La legge elettorale non è la cosa più importante. Ma è l'inizio di un percorso che può cambiare il Paese. Le carte sono in tavola, nessuno può bluffare. Se qualcuno vuole far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al Paese"

La legge elettorale non è la cosa più importante. Ma è l'inizio di un percorso che può cambiare il Paese: taglio dei costi della politica, semplificazione, superamento di Senato e Province, lotta contro le rimborsopoli regionali. Se passa questa legge poi è più semplice tutto, dal piano per il lavoro all'attrazione degli investimenti stranieri, come hanno notato autorevoli osservatori internazionali in queste ore. Tutto è migliorabile, ma l'accordo sulla legge elettorale dopo anni di immobilismo adesso c'è, corrisponde al dettato costituzionale, può far uscire l'Italia dalle sabbie mobili. Rispetto le motivazioni di chi in queste ore sta disperatamente cercando di bloccare tutto, qualcuno persino in buona fede. Ma fuori dalle stanze dei palazzi c'è un Paese che ha bisogno di gesti concreti di cambiamento. Ora, non tra qualche anno. E una politica che non decide neanche sulle regole del gioco, non è più credibile su niente.

Il PD ha fatto la sua parte, coerente con le primarie e con il voto della direzione. Abbiamo dato la disponibilità a ridurre il premio di maggioranza per accogliere il rilievo di parlamentari e costituzionalisti. Ieri ho chiesto ai nostri deputati di ritirare gli emendamenti per evitare ogni alibi sulle divisioni interne. Bene, adesso tocca al Parlamento.

Personalmente non mi farò ingabbiare nelle stanche liturgie della politica tradizionale: le carte sono in tavola, nessuno può bluffare. Se qualcuno vuole far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al Paese. Per quanto riguarda me e i miei presunti incontri di oggi, io sono a Firenze a inaugurare la nuova pista ciclabile di via Malibran.

di Matteo Renzi, PD

lunedì 27 gennaio 2014

Renzi: "Riforme e si arriva al 2018"

Intervista a Matteo Renzi di Marco Conti - Il Messaggero


«Niente imboscate sulla riforma elettorale, sfruttando il voto segreto, o andiamo subito a votare con la legge proporzionale». Matteo Renzi va giù pesante contro i possibili franchi tiratori in Aula e contro coloro che si battono per le preferenze ma in realtà vogliono tornare al «proporzionale» e «al pentapartito» della prima Repubblica. «Approvare una riforma così vale più di una finanziaria».

 
Per il premio di maggioranza si pensa a una soglia del 38%. Se questo Parlamento vota la legge elettorale avvia una «stagione costituente» e si può arrivare con la legislatura «perfino al 2018». Se invece affossano la riforma elettorale, sfruttando il voto segreto, «andiamo subito a votare con la legge proporzionale» che ci ha lasciato la Consulta perché sarebbe la conferma che questo Parlamento è «inaffidabile». 


Matteo Renzi va giù pesante contro i possibili franchi tiratori che minacciano di affossare la legge elettorale in Aula e contro coloro che si battono per le preferenze ma in realtà vogliono tornare al «proporzionale» e «al pentapartito» della prima Repubblica. Il segretario del Pd è appena arrivato allo stadio, per la partita della Fiorentina, quando le agenzie battono la notizia delle dimissioni del ministro Nunzia De Girolamo. 


Che succede ora nel governo? 


«Non so. Io mi occupo di riforme, di lavoro, di tagli ai costi della politica. Il governo e i ministri sono un problema di Letta». 


Veniamo allora alle riforme. Il Pd resterà compatto in Commissione e in Aula o ci saranno emendamenti di singoli? 


«Il lavoro dei gruppi e della Commissione è prezioso e ogni proposta va valutata anche alla luce delle posizioni espresse da tutti i partiti che hanno sottoscritto la riforma elettorale. Il Pd ha comunque già deciso lunedì scorso. Il punto vero è che siamo ad un passaggio straordinario perché abbiamo a portata di mano una legge che finalmente garantisce un vincitore. Inoltre si supera il Senato e si mette un freno ai poteri delle Regioni e agli sprechi dei consigli regionali. È un tris francamente straordinario, poi ben venga il lavoro di tutti per migliorarlo». 


Margini per cambiare qualcosa ci sono? Si può abbassare lo sbarramento al 4%? 


«Margini ci sono sempre se c`è l`accordo dei contraenti. Vorrei però capire per far che cosa. Penso sia venuto il momento di sottrarre la materia ai super-specialisti». 


Si riferisce all`appello pubblicato ieri da un gruppo di costituzionalisti? 


«Esatto. Ventinove brillanti costituzionalisti che sostengono che la proposta di riforma va bene a patto che si levi il premio di maggioranza, si introducano le preferenze e si tolga lo sbarramento. A questo manipolo di scienziati del diritto mi viene da dire che in Italia questa legge c`è già stata ed è quella della prima Repubblica. Se la vogliono non devono affaticarsi molto, basta riprendere quella che avevamo e che ci porterà al paradossale risultato di tornare al pentapartito». 


Di fatto è la legge proporzionale che ci ha lasciato la Consulta 


«Sostanzialmente sì. Ma soprattutto non bisogna dire ai professori che poi ci toccherebbe fare il governo con Berlusconi. Quella che vogliono loro è quella che ci impone di fare ancora nella prossima legislatura, il governo con il Cavaliere». 


Intende dire che oltre a questa ipotesi di riforma non c`è altro se non il voto? 


«Se in Parlamento c`è una maggioranza di persone che non vuole il premio di maggioranza, vuole abbassare lo sbarramento e introdurre le preferenze, diciamo a costoro di non affaticarsi troppo nell`inventarsi una propria proposta. Diciamo bocciate questo accordo e poi andremo a votare con le preferenze e vedremo quanti avranno il consenso in ventisette mega-circoscrizioni». 


Come si spiega questa voglia di ritorno alle preferenze? 


«Non c`è dubbio che molti di coloro che chiedono le preferenze lo fanno ad alta voce salvo poi discutere a bassa voce di altro. Magari lo fanno per ottenere le candidature multiple o abbassare la soglia di sbarramento. Rispetto questo atteggiamento, ma penso che una classe politica degna di questo nome debba mettere un bando all`ipocrisia». 


Pensa che molte delle correzioni proposte servano a smontare la riforma? 


«Qui non si tratta di smontare la proposta il che sarebbe legittimo se dopo vent`anni di chiacchiere se ne smonta una per farne un`altra». 


Ci sarà pure una modifica che ritiene più opportuna e possibile delle altre 


«Per esempio sarebbe intelligente alzare la soglia minima di raggiungimento del premio portandolo dal 35 al 38%. Ne stiamo parlando gíà da qualche giorno con FI e Ncd e consentirebbe di ridurre l`entità del premio di maggioranza al 15%. Ogni legge è migliorabile, soprattutto se si tratta di legge elettorale, ma contesto il metodo di coloro che parlano di preferenze per portare a casa altro». 


Con chi ce l`ha, con Alfano? 


«No, perché lui le ha chieste da subito. Mi ricordo però che nel Pd ero l`unico a chiederle e a difenderle quando mi davano dello screanzato. Qualcuno arrivò a parlare di questione morale. Basta rileggersi un po` di dichiarazioni passate per vedere che la posizione di qualcuno è pretestuosa. In vent`anni questi hanno solo chiacchierato. Ora siamo ad un passo dal risolvere il problema e porre la base per un cammino nuovo». 


Ovvero? 


«Ci sono le riforme istituzionali e le riforme del welfare e del lavoro. La legge elettorale è solo il primo passo per un grande cambiamento. I politici devono cominciare da loro stessi per dare il buon esempio e poi si cambia. Approvare una legge così, anche a livello di credibilità internazionale, vale più di una finanziaria». 


Tra gli inconcludenti degli ultimi vent`anni c`è pure Berlusconi? 


«Beh, se si fa posso sempre dire che lui ci ha messo vent`anni e io un mese e mezzo, il tempo delle primarie. Ora però c`è una parte del Pd che dice "siccome piace a Berlusconi, questa riforma non si deve fare". E` un atteggiamento che denota una sudditanza culturale e psicologica da correre il rischio di dover chiamare il medico». 


Però con il Cavaliere molti suoi colleghi sono rimasti fregati.


«Chi dice "siccome piacciono a Berlusconi non piacciono a me", ha consegnato la propria coscienza e la propria intelligenza e il proprio spirito critico mani e piede al Cavaliere. E` una forma di subalternità intellettuale». 


Quindi sbaglia Vendola a dire che lei ha riportato in auge il Cavaliere? 


«Berlusconi c`è e ci sarà finché milioni di italiani lo voteranno. Una parte della sinistra deve far i conti con questo dato di fatto. Non è un prodotto della nostra immaginazione, ma un politico che da vent`anni prende voti dei nostri concittadini. La legittimazione di Berlusconi non la dà Vendola, non la dà Bersani e non la dà Renzi, ma milioni di italiani che lo votano e, come è noto, gli alleati si scelgono, gli avversari no. A Vendola chiedo invece di sapere se vuol stare con noi o no. Da Pisapia a Zedda, governiamo con Sel. Noi vogliamo sapere se nel centrosinistra che facciamo e in un chiaro sistema dell`alternanza, Sel è con noi». 


Ci sono più conservatori nel Pd o nei piccoli partiti? 


«I conservatori sono dovunque. Sono nella burocrazia, nella politica sparsi in modo diffuso. I conservatori non mollano, resistono, sperano nella palude». 


Come si battono? 


«A chi sta in Parlamento dico che il ragionamento ora è rovesciato. Fino a poco tempo fa si diceva: "non facciamo la legge elettorale perché altrimenti si vota". Ora siamo a un punto diverso: se facciamo la legge elettorale il Parlamento ha l`opportunità di riscattarsi dalla brutta pagina dell`elezione del Presidente della Repubblica e da questo ultimo anno. Con la riforma elettorale dimostra di aver ingranato una marcia diversa e di aver preso la strada delle riforme e la legislatura può anche andare persino al 2018». 


Quindi ha torto Brunetta a dire che dopo la legge elettorale c`è subito il voto? 


«Se questa legge elettorale passa si può andare alla scadenza naturale della legislatura. Se invece qualcuno, in nome della sacrosanta battaglia sulle preferenze, decide di affossare la legge magari nel segreto dell`urna, penso sia opportuno dar loro la possibilità di misurarsi subito con le preferenze». 


Perché il Quirinale dovrebbe sciogliere le Camere se dovesse essere bocciata? 


«E` evidente che se a scrutinio segreto questo Parlamento affossa anche la legge elettorale certifica la propria inaffidabilità. Il bivio è questo». 


Qualcuno sostiene che lei ha fretta di andare al voto. 


«È proprio il contrario. Il mio destino personale viene dopo la possibilità di fare le riforme e cambiare le regole del gioco. Non mi interessa portare all`incasso della campagna elettorale il consenso di oggi, mi interessa cambiare l`Italia. Se cambiamo la legge elettorale possiamo immaginare un percorso costituente della legislatura». 


Quindi tutto di corsa per concludere quando? 


«Entro aprile e in prima lettura anche il Senato e il Titolo V». 


Alfano l`accusa di volere una legge elettorale che lo spinga nella braccia di Berlusconi. È vero? 


«Ho un ottimo rapporto personale con Angelino Alfano e quello che ho da dirgli glielo dico in faccia e senza giri di parole. Lui con Berlusconi c`è stato benissimo per vent`anni e ci sta ora in tutte le campagne amministrative delle prossime settimane. Se vuole sganciarsi da Berlusconi abbia il coraggio di dirlo e non dia ad altri la responsabilità delle sue scelte politiche. Per il momento ha fatto un gesto di rottura sul governo, ma il partito di Alfano si chiama Nuovo Centrodestra ed è stabilmente dentro la coalizione di Silvio Berlusconi». 


Pensa di ritrovarsi alle prossime elezioni contro Alfano o contro Toti? 


«Come le ho appena detto io mi scelgo gli alleati non gli avversari». 


Oltre alla legge elettorale c`è da scrivere il patto di programma. Come pensa di procedere? 


«Ne discuteremo nella prossima direzione del partito e aspettiamo anche di conoscere le idee del Presidente del Consiglio». 


Quando firmerete il patto? 


«Il prima possibile. Discuteremo in direzione e poi si chiude subito in modo che si possa andare avanti rapidamente. Letta è il Capo del governo. Il Capo del governo ha il pieno appoggio del Pd che gli dice semplicemente: è l`ora di passare dalle parole ai fatti. Subito».


sabato 18 gennaio 2014

Perché Renzi non avrebbe dovuto incontrare Silvio Berlusconi

In giro c'è molta disinformazione anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe correttamente informare chi legge e/o ascolta. Se non altro, per deontologia professionale. Parto da qui, a poche ore dalla conclusione dell'incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi perché ho sentito affermare, da parte di diversi giornalisti televisivi, che “era la prima volta che S. Berlusconi varcava la sede del Pd”. Ora, se è vero che mai prima d'ora Berlusconi aveva varcato la sede del Pd che, come partito, esiste da meno di sette anni, con alcuni suoi antenati, e segnatamente il Pci, si era incontrato eccome agli inizi degli anni ottanta del secolo scorsoquando si recò, addirittura, a Botteghe Oscure per incontrarsi con Adalberto Minucci, allora influente dirigente nazionale del partito, responsabile dl dipartimento Informazione. A lui chiese, da proprietario delle televisioni private, notizie più precise sulla posizione del partito sulla regolamentazione dell'emittenza che vedeva il Pci contrario alla autorizzazione di network privati a diffusione nazionale e favorevole a un sistema di tipo americano nel quale le tv private erano ammesse solo a livello locale o dei singoli states. Minucci confermò la posizione del Pci e Berlusconi, sia pure contrariato, chiese ed ottenne anche un breve colloquio con Enrico Berlinguer. Quindi, quando è stato necessario per la difesa dei suoi interessi, Berlusconi non ha avuto alcuna remora a recarsi nella tana del pericoloso lupo comunista. Tutto questo, naturalmente prima della sua trionfale discesa in campo del 1994. Come andarono le cose, anche grazie all'aiuto di Bettino Craxi e Oscar Mammì,credo sia noto ma non è questo il punto.

Il punto è che ritengo profondamente sbagliato e politicamente molto discutibile ed inopportuno, l'incontro tra il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ma non per astratte e anche assurde questioni di principio, perché la riforma elettorale si dovrebbe poter fare con il massimo consenso, ascoltando tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione. Contrariamente a quanto è stato fatto per scrivere il famigerato “porcellum”da parte delle destre. L'incontro tra F.I. e Pd, quindi, è stato del tutto legittimo.

Ciò che non mi convince è aver fatto l'incontro, che si sarebbe potuto fare benissimo con lo stesso Gianni Letta accompagnato dai capigruppo di Camera e Senato, con Silvio Berlusconi, pregiudicato, condannato nei tre gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento, per un reato gravissimo quale quello della frode fiscale, per il quale è stato addirittura espulso dal Senato. Così facendo Matteo Renzi, almeno a mio parere, ha contribuito a rimettere al centro del dibattito politico un personaggio che era entrato nel suo cono d'ombra e a chi sostiene che con Berlusconi era stato fatto un governo replico solo che, all'epoca, non era stato ancora condannato. Renzi ricorda, con una certa insistenza, che è stato votato da circa due dei circa tre milioni di cittadini che hanno partecipato alle primarie ed io, di certo, non sottovaluto questo fatto.  Pur non avendolo votato, ho seguito tutti i suoi interventi pubblici, sia in tv che sui giornali. Ho letto le sue mail e, sinceramente, non mi pare di avergli mai sentito dire che, se avesse vinto, avrebbe incontrato non F.I., cosa del tutto normale, ma S. Berlusconi. Lo ribadisco: le primarie sono state un fatto altamente democratico che si sono svolte nel pieno di una profonda crisi nel rapporto tra politica, partiti ed elettori. Ma credo che, essendo stati prevalentemente i non iscritti al Pd a decidere chi dovesse fare il segretario (almeno 2,5 milioni di persone) di un partito fatto sopratutto di iscritti e militanti che ci mettono la faccia, come piace dire a Renzi, bisognerebbe tenerne conto e rispettarli più di quanto si faccia normalmente.

Allora, data l'importanza, in ogni caso, dell'avvenimento, non si poteva chiedere, magari con i moderni mezzi della comunicazione che tanto garbano al fiorentino segretario del partito, un pronunciamento on line? Il Pd non lasci al solo Grillo ed al M5S l'uso di questo strumento di democrazia. E penso che sarebbe necessario, oltre che opportuno, che si aprisse tra gli iscritti ed elettori, un forte ed impegnato dibattito. Ne va, a mio parere, del futuro dl Pd.

Giustino Zulli

Chieti, 18 gennaio 2014

domenica 29 dicembre 2013

Renzi gela Letta e Alfano: "Niente in comune con loro"

Il governo? «Bisogna tener fede a quanto detto: se Letta fa, va avanti. Certo, se si fanno marchette e si passa dalle larghe intese all`assalto alla diligenza, non va bene» Rimpasto di governo? Parola mai pronunciata e che mai pronuncerò . Intervista al leader del Pd di Federico Geremicca, La Stampa

Renzi, a colloquio con La Stampa, rifiuta la vicinanza generazionale con Letta e Alfano. «Io sono totalmente diverso, per tanti motivi». E sul governo: «Bisogna tener fede a quanto detto: se Letta fa, va avanti. Certo, se si fanno marchette e si passa dalle larghe intese all`assalto alla diligenza, non va bene». 

«Me l`ha mai sentito dire? Io quella parola, intendo rimpasto, non l`ho mai pronunciata e mai la pronuncerò. E se proprio lo vuol sapere, anzi, mi fa anche un po` senso». 

Matteo Renzi  renzi03  Matteo Renzi al telefono, sei del pomeriggio, giusto così, per uno scambio d`auguri. Auguri per un 2014 migliore del 2013, naturalmente. Auguri anche ad Enrico Letta, certo: pur se la letterina che il leader del Pd invia al premier è di quelle che uno preferirebbe non ricevere mai. Partire dal presidente del Consiglio e dall`indecifrabile rapporto tra i due «giovani leoni» del Pd può forse avere un senso perché è proprio quella vicinanza generazionale - tanto per cominciare - che Matteo Renzi rifiuta, anzi rigetta, spiegando con puntiglio il perché: «Non posso accettare - dice - l`impostazione che Enrico ha dato alla sua conferenza stampa di fine anno, quando ha detto che un salto generazionale è compiuto, facendo quasi immaginare una intesa tra lui, Alfano e me. Le cose bisogna raccontarle per come stanno. Lui, Enrico, è stato portato al governo anni fa da D`Alema, che io ho combattuto e combatto in modo trasparente; e Angelino Alfano al governo ce l`ha messo Berlusconi, quando io non ero ancora nemmeno sindaco di Firenze». 


Si interrompe per un attimo, riflette e poi riprende: «E vero che loro provengono da una generazione più giovane di quella che li ha preceduti, ma io non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato in uno schema: io sono totalmente diverso, per tanti motivi. E uno di questi motivi, in particolare, non può esser sottovalutato: io ho ricevuto un mandato popolare, tre milioni di persone che mi hanno votato perché hanno condiviso quel che ho promesso che avrei poi fatto. E per questo che non si può più perder tempo: con l`anno nuovo si passa dalle chiacchiere alle cose scritte. E le prime cose scritte riguarderanno i due4emi capitali: il lavoro e le riforme». 

L`idea, dunque, sarebbe quella di continuare lealmente a sostenere Letta e il suo governo: a condizione, naturalmente, che faccia quel che deve. Quindi non andrebbe interpretata come un «fine corsa» la dichiarazione di Davide Faraone (renziano e membro della segreteria Pd) che ieri ha messo in agitazione i palazzi romani: «Non basta un ritocco, un "rimpasto": o si cambia radicalmente o si muore». Renzi prova a gettare acqua sul fuoco: «Uno sfogo di pancia», spiega. E sarebbe tutto perfettamente rassicurante, se fermasse il suo commento qui. Ma non lo ferma. 

«Uno sfogo di pancia - ripete -. Non è una dichiarazione di guerra, perché le dichiarazioni di guerra le faccio ìo, mettendoci la faccia. Però Faraone ha detto quel che pensa il 99% degli italiani. E nel merito è difficile dargli torto... Un po` di tempo fa Enrico mi ha spiegato che i provvedimenti che il governo avrebbe varato a fine anno erano frutto di un lungo lavoro preparatorio, che ne aveva parlato con Epifani e i partner di maggioranza... Mi chiese, insomma, di non ostacolarli: e io non ho disturbato. 
Ma potevano risparmiarsi e risparmiarci tante cose. E la faccenda della nomina da parte di Alfano di diciassette nuovi prefetti è soltanto la ciliegina sulla torta...». 

È una storia che Matteo Renzi non riesce a mandar giù, per due diversi motivi. «Il primo mi pare evidente - dice -. Caro Angelino, ma non dovevamo abolirli i prefetti? E invece di abolirli tu ne nomini altri diciassette? La seconda la dico quasi per fatto personale: non può annunciare le nomine e aggiungere "ho fatto come Renzi: sono più le donne che gli uomini"... Io con le donne ci lavoro da sempre, in giunta, in segreteria, nei posti che contano... Non ci voglio entrare nelle nomine di Alfano. E se pensano di ingabbiarmi con un rimpasto, sbagliano alla grande. Io fatico a tenere Delrio al governo, perché ogni tanto mi dice che vorrebbe lasciare: è quello il mio problema, altro che un sottosegretario o un ministro in più. Io spero davvero che Letta colga la portata della sfida: non basta cambiare tre caselle. E da gennaio ci faremo sentire sul serio...». 

Un fiume in piena, anche perché dalla politica fiorentina alla "piazza romana" il salto si è rivelato forse più insidioso di quel che il sindaco-segretario immaginava: una partita a scacchi, dove sbagli una mossa e sei fregato: «Sfogliate le collezioni dei giornali - dice - e trovate una mia dichiarazione dove chiedo un rimpasto, per la miseria. Ne ha parlato Scelta Civica per prima, poi Cuperlo ed Epifani: io mai. Non ho alcun interesse a mettere pedine e scambiare caselle: chiedo solo che si cambino stile e velocità nel governo del Paese. Se loro sono d`accordo, si va avanti: ma devono accettare di fare le cose che non hanno fatto in questi ultimi 20 anni. Altrimenti non avrebbe senso continuare». 

Fare le cose, appunto. Renzi insiste molto su questo punto «perché è quel che ho detto durante la campagna per le primarie: il governo va avanti se fa. Alla gente che mi ha votato ora non posso dire che si va avanti anche se il governo non fa». Fare, dunque. E fare, prima di tutto, sul piano del lavoro - di nuove occasioni di lavoro - e della riforma della legge elettorale. «Vedo che ora c`è qualcuno che critica me - ironizza Renzi Dicono: "Ma com`è, ha cambiato idea? perché non parla più del sistema elettorale col quale si eleggono i sindaci"? È il giochino dello scaricabarile, per far confusione. Ma con me cascano male...». 

Non è che perché arriva da Firenze e non frequenta da lustri i «palazzi romani» il neo-segretario del Pd sia uno sprovveduto: «Non mi impicco a un sistema preciso - spiega - perché appena dovessi indicarlo tutti direbbero che non va bene. Ma ho spiegato chiaramente modello e metodo: dopo il voto si deve sapere subito chi ha vinto, e chi ha vinto deve governare e poterlo fare per cinque anni. Questo è il modello. Quando al metodo, l`ho detto: per me la legge elettorale si fa con tutti e parlando con tutti. Anche con Grillo e Berlusconi, certo». 

Con l`anno nuovo, sul tema legge elettorale Renzi annuncia una nuova offensiva: «Torno all`attacco degli elettori di Grillo e dei suoi parlamentari: in quel mondo lì c`è attenzione vera sull`urgenza di riformare il sistema. E a Berlusconi - aggiunge - manderò un messaggio chiaro: caro Silvio, tu te ne stai andando, ai servizi sociali o non so dove. Dai un tocco finale diverso alla tua vicenda da leader e partecipa al varo della nuova legge ed alla Grande riforma di cui il Paese ha bisogno. Vediamo cosa risponderanno gli uni e gli altri - conclude ma io con loro ci parlo e ci parlerò». 

È da qui - e Matteo Renzi naturalmente lo sa - che nasce il grande sospetto che circonda il leader dei democratici: vuole subito una nuova legge per andare a votare. «Calma, ragazzi. Sapesse quanti mi dicono "Matteo bisogna andare subito al voto" e io rispondo calma ragazzi, calma. Bisogna tener fede a quando detto: se Letta fa, va avanti. E continuo ostinatamente a credere che sia possibile. Certo, se si fanno marchette e si passa dalle larghe intese all`assalto alla diligenza, non va bene. E per fortuna che stavolta non l`ho detto io: visto che il primo critico, in questa occasione, è stato il Capo dello Stato. E certo non si può accusare il Presidente di essere un nemico del governo-Letta». 

Napolitano, già. Il rapporto tra i due va lentamente scongelandosi, ma citare il Presidente fa tornare alla mente di Renzi una cosa che proprio non sopporta più: i rilievi al suo stile. «Sono stufo, ogni volta che scendo giù - lamenta - mi sembra di rileggere Flaiano, un marziano a Roma. I giornali hanno perfino ipotizzato che io mi sia presentato in giacca chiara agli auguri al Quirinale per farmi notare. Insopportabile. Lì ci ero stato una sola volta con Benigni. Non ci sono abituato. E quando ho visto come erano vestiti i papaveri di Stato... ho capito che avevo sbagliato giacca. Una gaffe, tutto qui». Una gaffe, va bene. Ma stia tranquillo, Renzi. Non sarà certo per questo che potrà esser rimproverato...