PD CHIETI

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lunedì 20 gennaio 2014

Ma la colpa è sempre degli altri?

Il valore di un gruppo dirigente, di un Sindaco, assessore, consigliere comunale di maggioranza, a mio parere, si misura anche e forse sopratutto dal grado di responsabilità che ci si assume dal momento in cui si viene chiamati a ricoprire un certo incarico pubblico. Se questo è vero, al Comune di Chieti siamo allo zero o giù di lì. Se si ha la pazienza di rileggersi le quintalate di comunicati stampa sfornati da Sindaco, assessori e consiglieri comunali di destra dal mese di aprile 2010 sino a domenica scorsa, si capisce che tutto ciò che non va è da addebitare ai cinque anni, sui 67 complessivi, che sono stati governati dal centrosinistra (dal 2005 al 2010). Gli eredi della Dc hanno rimosso i 47 anni dei loro antenati, quelli di destra i loro 15. Questo davvero strano modo di ragionare ricompare adesso sulle vicende della Tares, addebitate dall'assessore al bilancio Roberto Melideo “alla politica romana e non certo all'Ente comunale”. Il che è anche vero. Ma quanto sta succedendo non è figlio di nessuno. Ci sono padri e madri facilmente riconoscibili se solo si avesse l'onestà intellettuale di non abiurarli. Melideo fa giustamente riferimento al debito pubblico che, dal 95% del Pil del 1990, quando premier era Giulio Andreotti, è arrivato a circa il 130% stimato dall'attuale governo Letta, con i suoi 2100 miliardi di € che, in soldoni, ragionando con Trilussa, significano un debito di 35 mila € per abitante, neonati compresi. Ora, tanto per stare ai fatti documentati e che un assessore al bilancio dovrebbe conoscere, il nostro debito pubblico, dal 1995 al 2000 (primo governo Prodi dopo la famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi con la vittoria elettorale del 1994) è progressivamente sceso ( dal 120,6 al 109,2% del Pil), è rimasto pressoché stazionario dal 2001 al 2005, 2° governo Berlusconi (dal 108,7 al 105,5%), ridisceso nel 2007 al 103,1% (2° governo Prodi), risalito nel triennio 2008-2010, 3° governo Berlusconi, esploso negli ultimi tre anni, governo 'tecnico' Monti prima e larghe intese dopo con Enrico Letta come dimostra il grafico sottostante, ripreso dal sito on line linkiesta. 


Visualizzazione di debito pubblico.jpg

Quindi,mentre si può tranquillamente condividere un giudizio negativo sulle responsabilità che accomunano destra e sinistra che hanno governato, alternandosi o intendendosi più o meno largamente, per la Tares decisamente no. Perché se siamo arrivarti all'attuale situazione e confusione che stanno mandando in tilt i commercialisti e i Caf, le responsabilità ci sono e sono delle destre che hanno voluto lo scalpo dell'Imu, con Berlusconi prima ed Alfano poi, non facendola pagare anche ai ceti più benestanti che l'avrebbero potuto tranquillamente pagare senza affanni. Forse mi sono distratto ma non mi sembra che Di Primio e Melideo abbiano mai preso le distanze da quest' ennesimo regalo fatto dalle destre ai ceti meno abbienti. Forse, almeno questo è il mio convincimento, nell'incontro tra Renzi e Berlusconi di ieri sarebbe stato utile e necessario affrontare anche questo problema perché le pur necessarie riforme istituzionali, ammesso che andranno in porto, non elimineranno questa ennesima ingiustizia fatta dalle destre contro la parte più debole della popolazione italiana.

Giustino Zulli

Chieti, 20 gennaio 2014




mercoledì 15 gennaio 2014

Suonare le campane a festa o a morto?

L'Istat ha appena pubblicato i dati definitivi del tasso di inflazione del 2013: 1,2%, in netto calo rispetto al 3% del 2012 e anche il più basso dal 2009. Ci sarebbe da suonare le campane a festa perché, in condizioni normali, un basso tasso fisiologico di inflazione fa bene all'economia. Al contrario, le campane da suonare danno il lugubre messaggio che il dato è tale perché, nel 2013, si è registrato un crollo dei consumi senza precedenti non solo secondari e terziari ma sopratutto in quelli di primissima necessità quali gli alimentari, come denunciano le associazioni dei commercianti e i carrelli quasi vuoti dei negozi della grande distribuzione che, anche nei discount, denunciano cali preoccupanti. Del resto, il dato Istat non fa altro che fotografare la pesante situazione economica in cui versa, da anni (anche se negata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti specie negli anni 2008-9-10 e 11 raccontati come anni con aerei e ristoranti sempre pieni di goduriosi italiani ) il nostro Paese che ha fatto registrare anche un nuovo record del debito pubblico salito a ben 2014 mld di €, come ha rilevato Bankitalia.

Il 2013 si è chiuso con 3,2 milioni di disoccupati, il 42,1% dei quali formato da giovani e ragazze dai 15 ai 29 anni che sicuramente rappresentano la generazione che, per la prima volta nella storia dell'umanità, vivrà in condizioni peggiori di quella dei padri e dei nonni. La cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga ha, per il terzo anno consecutivo, raggiunto e superato il miliardo di ore autorizzate dall'Inps e ciò significa che nelle case dei lavoratori interessati, sono entrati meno soldi che hanno portato alla grave contrazione dei consumi. Partendo da questa obiettiva difficilissima situazione, credo che tutti gli sforzi dell'attuale governo dovrebbero indirizzarsi verso la creazione di nuovi posti di lavoro. Ma, poiché molti economisti di grido sostengono che anche con la ipotizzata 'ripresina' non si creeranno automaticamente nuove occasioni di lavoro, bisognerebbe riprendere e rilanciare, con la necessaria forza e determinazione, i contratti di solidarietà per centrare un vecchio ma sempre attuale obiettivo: quello di lavorare meno per lavorare tutti, purtroppo fallito dal movimento sindacale italiano, almeno sino a quando l'auspicata ripresa non produrrà nuovi posti di lavoro specie per i giovani che rischiano, altrimenti, di mancare l'appuntamento più importante e significativo della loro vita: il lavoro, che significa autonomia,realizzazione di se stessi,dignità e anche rilancio di quei consumi senza i quali la barca Italia sarà destinata ad affondare, inesorabilmente.

Giustino Zulli

Chieti, 14 gennaio 2014