PD CHIETI

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mercoledì 28 maggio 2014

PD CHIETI - Convocazione CONFERENZA STAMPA

Il Partito Democratico di Chieti convoca una conferenza stampa domani giovedì 29 maggio 2014, alle ore 10.30 presso la Sala Consiliare del Comune di Chieti (ex-Upim) avente in oggetto il tema: 

PD PARTITO DI RIFERIMENTO A CHIETI 

Fine della maggioranza politica dell'Amministrazione Comunale targata centrodestra, visti gli esiti della consultazione elettorale. 

FILIPPO DI GIOVANNI, segretario cittadino del PD

giovedì 10 aprile 2014

Il rione Sant'Anna.. il comune è latitante!


L'Amministrazione Comunale in questi anni di governo si è continuamente fatta notare per le sue "assenze": assenza di programmazione, assenza di interventi incisivi, assenza dal territorio. Il rione Sant'Anna ne è l'esempio emblematico: una delle zone più popolate della città, che sopravvive senza l'aiuto del Comune. Eventi criminali in costante ascesa, marciapiedi sconnessi e traffico veicolare incontrollato. In contemporanea con la chiusura arcinota della Caserma Berardi e della scuola Vicentini, gli interventi sul quartiere sono diminuiti in modo esponenziale. Eccezion fatta per il servizio di potatura alberi, il rione vive abbandonato dall'Amministrazione. Non si notano pattuglie di Polizia Municipale per far rispettare la segnaletica stradale, con conseguenti rischi e disagi, che interessano principalmente il trasporto pubblico: il parcheggio selvaggio in zone di divieto di fermata costringe mezzi e passeggeri a manovre scomode e soprattutto rischiose. Da anni non si notano lavori di riparazione dei marciapiedi. Da anni i bagni pubblici restano chiusi, nonostante gli abitanti del rione ne chiedano da tempo la riapertura. Non manca solo una programmazione incisiva per riabilitare una zona nevralgica della città; mancano soprattutto gli interventi di prevenzione e di manutenzione. Attenzioni apparentemente di piccolo interesse, ma che dimostrerebbero che il rione Sant'Anna è una risorsa da tutelare e potenziare, come meritano la sua storia e i suoi numerosi abitanti.

Francesco Di Prinzio

PD Chieti

giovedì 20 febbraio 2014

ALESSANDRO MARZOLI: CASO SIMONA PETACCIA, IL COMUNE DIA IMMEDIATA ESECUZIONE ALLA SENTENZA DEL GIUDICE DEL LAVORO

In relazione al caso della Presidente dell’ Associazione Diritti Diretti Simona Petaccia e della sua mancata assunzione presso il Comune di Chieti, che ha avuto in questi giorni importante rilevanza sugli organi di stampa locali è necessario che l’ente intervenga subito in merito.


La sentenza con la quale il giudice del lavoro del Tribunale di Chieti ha condannato il Comune ad assumere Simona ex legge n. 68/99 è stata depositata ma l’ iter per l’ assunzione non è stato completato. Chiediamo pertanto che il Comune di Chieti dia subito esecuzione alla sentenza ristabilendo il diritto negato alla lavoratrice. L’ immediata assunzione di Simona è indispensabile non soltanto per rispetto della donna e della pronuncia del Tribunale, ma anche per tutelare l’ Amministrazione e quindi i cittadini di Chieti dal subire un ulteriore esborso economico che potrebbe derivare dalla mancata esecuzione e dalle conseguenti azioni risarcitorie della danneggiata. 

Su tale situazione potrebbe esserci poi un intervento della Corte dei Conti, cosa assolutamente da scongiurare. Nella giornata di oggi abbiamo presentato un ordine del giorno, da discutere nel primo Consiglio Comunale utile, con cui chiediamo all’ Assise Civica di impegnare Sindaco e Giunta a dare immediata esecuzione alla sentenza 

Le istituzioni devono garantire i diritti di tutti, in particolare se questi sono tutelati da una legge dello Stato. Se un errore è stato commesso è indispensabile porre immediatamente riparo allo stesso, anche perché si tratta di chiamare in servizio una lavoratrice che ne aveva il diritto e che da sempre è in prima linea con passione e dedizione per sensibilizzare politica e istituzioni al rispetto di chi vive in condizioni di disabilità.


Chieti, lì 20 febbraio 2014

Alessandro Marzoli

Vice Presidente del Consiglio Comunale di Chieti

lunedì 27 gennaio 2014

Renzi: "Riforme e si arriva al 2018"

Intervista a Matteo Renzi di Marco Conti - Il Messaggero


«Niente imboscate sulla riforma elettorale, sfruttando il voto segreto, o andiamo subito a votare con la legge proporzionale». Matteo Renzi va giù pesante contro i possibili franchi tiratori in Aula e contro coloro che si battono per le preferenze ma in realtà vogliono tornare al «proporzionale» e «al pentapartito» della prima Repubblica. «Approvare una riforma così vale più di una finanziaria».

 
Per il premio di maggioranza si pensa a una soglia del 38%. Se questo Parlamento vota la legge elettorale avvia una «stagione costituente» e si può arrivare con la legislatura «perfino al 2018». Se invece affossano la riforma elettorale, sfruttando il voto segreto, «andiamo subito a votare con la legge proporzionale» che ci ha lasciato la Consulta perché sarebbe la conferma che questo Parlamento è «inaffidabile». 


Matteo Renzi va giù pesante contro i possibili franchi tiratori che minacciano di affossare la legge elettorale in Aula e contro coloro che si battono per le preferenze ma in realtà vogliono tornare al «proporzionale» e «al pentapartito» della prima Repubblica. Il segretario del Pd è appena arrivato allo stadio, per la partita della Fiorentina, quando le agenzie battono la notizia delle dimissioni del ministro Nunzia De Girolamo. 


Che succede ora nel governo? 


«Non so. Io mi occupo di riforme, di lavoro, di tagli ai costi della politica. Il governo e i ministri sono un problema di Letta». 


Veniamo allora alle riforme. Il Pd resterà compatto in Commissione e in Aula o ci saranno emendamenti di singoli? 


«Il lavoro dei gruppi e della Commissione è prezioso e ogni proposta va valutata anche alla luce delle posizioni espresse da tutti i partiti che hanno sottoscritto la riforma elettorale. Il Pd ha comunque già deciso lunedì scorso. Il punto vero è che siamo ad un passaggio straordinario perché abbiamo a portata di mano una legge che finalmente garantisce un vincitore. Inoltre si supera il Senato e si mette un freno ai poteri delle Regioni e agli sprechi dei consigli regionali. È un tris francamente straordinario, poi ben venga il lavoro di tutti per migliorarlo». 


Margini per cambiare qualcosa ci sono? Si può abbassare lo sbarramento al 4%? 


«Margini ci sono sempre se c`è l`accordo dei contraenti. Vorrei però capire per far che cosa. Penso sia venuto il momento di sottrarre la materia ai super-specialisti». 


Si riferisce all`appello pubblicato ieri da un gruppo di costituzionalisti? 


«Esatto. Ventinove brillanti costituzionalisti che sostengono che la proposta di riforma va bene a patto che si levi il premio di maggioranza, si introducano le preferenze e si tolga lo sbarramento. A questo manipolo di scienziati del diritto mi viene da dire che in Italia questa legge c`è già stata ed è quella della prima Repubblica. Se la vogliono non devono affaticarsi molto, basta riprendere quella che avevamo e che ci porterà al paradossale risultato di tornare al pentapartito». 


Di fatto è la legge proporzionale che ci ha lasciato la Consulta 


«Sostanzialmente sì. Ma soprattutto non bisogna dire ai professori che poi ci toccherebbe fare il governo con Berlusconi. Quella che vogliono loro è quella che ci impone di fare ancora nella prossima legislatura, il governo con il Cavaliere». 


Intende dire che oltre a questa ipotesi di riforma non c`è altro se non il voto? 


«Se in Parlamento c`è una maggioranza di persone che non vuole il premio di maggioranza, vuole abbassare lo sbarramento e introdurre le preferenze, diciamo a costoro di non affaticarsi troppo nell`inventarsi una propria proposta. Diciamo bocciate questo accordo e poi andremo a votare con le preferenze e vedremo quanti avranno il consenso in ventisette mega-circoscrizioni». 


Come si spiega questa voglia di ritorno alle preferenze? 


«Non c`è dubbio che molti di coloro che chiedono le preferenze lo fanno ad alta voce salvo poi discutere a bassa voce di altro. Magari lo fanno per ottenere le candidature multiple o abbassare la soglia di sbarramento. Rispetto questo atteggiamento, ma penso che una classe politica degna di questo nome debba mettere un bando all`ipocrisia». 


Pensa che molte delle correzioni proposte servano a smontare la riforma? 


«Qui non si tratta di smontare la proposta il che sarebbe legittimo se dopo vent`anni di chiacchiere se ne smonta una per farne un`altra». 


Ci sarà pure una modifica che ritiene più opportuna e possibile delle altre 


«Per esempio sarebbe intelligente alzare la soglia minima di raggiungimento del premio portandolo dal 35 al 38%. Ne stiamo parlando gíà da qualche giorno con FI e Ncd e consentirebbe di ridurre l`entità del premio di maggioranza al 15%. Ogni legge è migliorabile, soprattutto se si tratta di legge elettorale, ma contesto il metodo di coloro che parlano di preferenze per portare a casa altro». 


Con chi ce l`ha, con Alfano? 


«No, perché lui le ha chieste da subito. Mi ricordo però che nel Pd ero l`unico a chiederle e a difenderle quando mi davano dello screanzato. Qualcuno arrivò a parlare di questione morale. Basta rileggersi un po` di dichiarazioni passate per vedere che la posizione di qualcuno è pretestuosa. In vent`anni questi hanno solo chiacchierato. Ora siamo ad un passo dal risolvere il problema e porre la base per un cammino nuovo». 


Ovvero? 


«Ci sono le riforme istituzionali e le riforme del welfare e del lavoro. La legge elettorale è solo il primo passo per un grande cambiamento. I politici devono cominciare da loro stessi per dare il buon esempio e poi si cambia. Approvare una legge così, anche a livello di credibilità internazionale, vale più di una finanziaria». 


Tra gli inconcludenti degli ultimi vent`anni c`è pure Berlusconi? 


«Beh, se si fa posso sempre dire che lui ci ha messo vent`anni e io un mese e mezzo, il tempo delle primarie. Ora però c`è una parte del Pd che dice "siccome piace a Berlusconi, questa riforma non si deve fare". E` un atteggiamento che denota una sudditanza culturale e psicologica da correre il rischio di dover chiamare il medico». 


Però con il Cavaliere molti suoi colleghi sono rimasti fregati.


«Chi dice "siccome piacciono a Berlusconi non piacciono a me", ha consegnato la propria coscienza e la propria intelligenza e il proprio spirito critico mani e piede al Cavaliere. E` una forma di subalternità intellettuale». 


Quindi sbaglia Vendola a dire che lei ha riportato in auge il Cavaliere? 


«Berlusconi c`è e ci sarà finché milioni di italiani lo voteranno. Una parte della sinistra deve far i conti con questo dato di fatto. Non è un prodotto della nostra immaginazione, ma un politico che da vent`anni prende voti dei nostri concittadini. La legittimazione di Berlusconi non la dà Vendola, non la dà Bersani e non la dà Renzi, ma milioni di italiani che lo votano e, come è noto, gli alleati si scelgono, gli avversari no. A Vendola chiedo invece di sapere se vuol stare con noi o no. Da Pisapia a Zedda, governiamo con Sel. Noi vogliamo sapere se nel centrosinistra che facciamo e in un chiaro sistema dell`alternanza, Sel è con noi». 


Ci sono più conservatori nel Pd o nei piccoli partiti? 


«I conservatori sono dovunque. Sono nella burocrazia, nella politica sparsi in modo diffuso. I conservatori non mollano, resistono, sperano nella palude». 


Come si battono? 


«A chi sta in Parlamento dico che il ragionamento ora è rovesciato. Fino a poco tempo fa si diceva: "non facciamo la legge elettorale perché altrimenti si vota". Ora siamo a un punto diverso: se facciamo la legge elettorale il Parlamento ha l`opportunità di riscattarsi dalla brutta pagina dell`elezione del Presidente della Repubblica e da questo ultimo anno. Con la riforma elettorale dimostra di aver ingranato una marcia diversa e di aver preso la strada delle riforme e la legislatura può anche andare persino al 2018». 


Quindi ha torto Brunetta a dire che dopo la legge elettorale c`è subito il voto? 


«Se questa legge elettorale passa si può andare alla scadenza naturale della legislatura. Se invece qualcuno, in nome della sacrosanta battaglia sulle preferenze, decide di affossare la legge magari nel segreto dell`urna, penso sia opportuno dar loro la possibilità di misurarsi subito con le preferenze». 


Perché il Quirinale dovrebbe sciogliere le Camere se dovesse essere bocciata? 


«E` evidente che se a scrutinio segreto questo Parlamento affossa anche la legge elettorale certifica la propria inaffidabilità. Il bivio è questo». 


Qualcuno sostiene che lei ha fretta di andare al voto. 


«È proprio il contrario. Il mio destino personale viene dopo la possibilità di fare le riforme e cambiare le regole del gioco. Non mi interessa portare all`incasso della campagna elettorale il consenso di oggi, mi interessa cambiare l`Italia. Se cambiamo la legge elettorale possiamo immaginare un percorso costituente della legislatura». 


Quindi tutto di corsa per concludere quando? 


«Entro aprile e in prima lettura anche il Senato e il Titolo V». 


Alfano l`accusa di volere una legge elettorale che lo spinga nella braccia di Berlusconi. È vero? 


«Ho un ottimo rapporto personale con Angelino Alfano e quello che ho da dirgli glielo dico in faccia e senza giri di parole. Lui con Berlusconi c`è stato benissimo per vent`anni e ci sta ora in tutte le campagne amministrative delle prossime settimane. Se vuole sganciarsi da Berlusconi abbia il coraggio di dirlo e non dia ad altri la responsabilità delle sue scelte politiche. Per il momento ha fatto un gesto di rottura sul governo, ma il partito di Alfano si chiama Nuovo Centrodestra ed è stabilmente dentro la coalizione di Silvio Berlusconi». 


Pensa di ritrovarsi alle prossime elezioni contro Alfano o contro Toti? 


«Come le ho appena detto io mi scelgo gli alleati non gli avversari». 


Oltre alla legge elettorale c`è da scrivere il patto di programma. Come pensa di procedere? 


«Ne discuteremo nella prossima direzione del partito e aspettiamo anche di conoscere le idee del Presidente del Consiglio». 


Quando firmerete il patto? 


«Il prima possibile. Discuteremo in direzione e poi si chiude subito in modo che si possa andare avanti rapidamente. Letta è il Capo del governo. Il Capo del governo ha il pieno appoggio del Pd che gli dice semplicemente: è l`ora di passare dalle parole ai fatti. Subito».


I congressi regionali del PD

Con i congressi regionali, previsti in tutta Italia per il 16 febbraio, si chiude il percorso congressuale del Partito democratico. Un cammino iniziato con i congressi di circolo e che l’8 dicembre, con le primarie nazionali, ha visto l’elezione di Matteo Renzi a segretario nazionale.

Il 16 febbraio il Pd eleggerà 16 segretari regionali con primarie aperte a tutti i cittadini, come già avvenuto l'8 dicembre. 

Le regioni in cui si sceglieranno i segretari sono Alto Adige, Valle d'Aosta, Friuli, Veneto, Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia.

domenica 26 gennaio 2014

La città di Chieti merita ben altro.

Accludo, a queste brevi note, il manifesto firmato dal Sindaco di Chieti dal quale credo che tutte le forze politiche democratiche, progressiste ed antinazifasciste dovrebbero prendere pubblicamente le distanze.

Il 27 gennaio, come deciso dal Parlamento italiano con la legge n. 211 del 20 luglio2000, si celebra il “Giorno della Memoria” per ricordare quello del 1945, quando l'ingresso delle truppe dell'Armata Rossa sovietica scoprirono e fecero conoscere al mondo intero gli orrori del campo di concentramento di Auschwitz dove, assieme a quelli di Dachau, Birkenau, Buchenwald ed altri, furono mandati a morire dalla follia paranoica di Adolf Hitler, nei famigerati forni crematori, ben sei milioni di ebrei, zingari, omosessuali, malati di mente, comunisti, preti antinazisti ecc.

Come si può leggere, nell'insulso manifesto firmato dal Sindaco, ex fascista approdato nel Pdl prima e nel NCD ora, “Giorno della Memoria”, nazismo, ebrei, campi di concentramento, forni crematori, sterminio, sono termini che non appaiono.


Si sa che le nuove generazioni, anche quelle che studiano sino al conseguimento del diploma e laurea, hanno scarsa conoscenza del passato prossimo anche grazie ad un sistema formativo che fa acqua da tutte le parti e non solo in storia,Di fronte alle tante critiche giustamente mossegli per aver deciso di sponsorizzare lo spettacolo teatrale “Operazione Quercia” sulla liberazione di Benito Mussolini da Campo Imperatore, il Sindaco di Primio ha detto che ci sarebbe stato un suo manifesto fatto affiggere in città e nelle scuole, come in effetti è successo.


Una sola, semplice domanda a Di Primio: cosa crede abbiano capito, leggendo il suo manifesto, i cittadini ma, sopratutto gli studenti?

Quindi, non parli a nome dell'intera città ma solo di una parte, la sua, quella che l'ha votato, che è la peggiore.

Giustino Zulli, iscritto sezione ANPI “Alfredo Grifone” Chieti

Chieti, 26 gennaio 2014

venerdì 24 gennaio 2014

TARES – IL SINDACO DI PRIMIO NE APPROFITTA PER FAR PAGARE AI CITTADINI UNA MULTA DELL’AMMINISTRAZIONE.

A CARICO DEI CITTADINI I QUASI 4MILIONI DI EURO CHE L’AMMINISTRAZIONE DI PRIMIO DEVE ALLA DECO PER GLI ONERI DI POST CHIUSURA DELLA DISCARICA DI BEN 5 ANNI (2007-2011)

In poche parole: la legge istitutiva della TARES, la crisi mondiale e i tagli ai trasferimenti non ci azzeccano niente. Lo stesso assessore alle Finanze (Melideo), rafforzato dal presiente della Teate Servizi ha dichiarato che l’aumento della TARES è dovuto agli oneri di post chiusura.

La TARES è stata per questa amministrazione una buona opportunità per liberarsi di un debito fuori bilancio che avrebbe dovuto essere affrontare con ben altre procedure. Se i cittadini di Chieti hanno pagato tariffe più alte di quasi il 30% sulla TARES lo si deve solo allo stato confusionale in cui naviga l’amministrazione comunale

La solidarietà del Sindaco ai commercianti suona quindi davvero falsa e per noi cittadini è una ennesima presa in giro. Ricordo anche che la nostra proposta di rateizzazione, nel Consiglio, del 29 novembre scorso è stata rifiutata dalla maggioranza.

Cosa possiamo fare?

Ovviamente invieremo gli atti alla Procura della Corte dei Conti e ci renderemo disponibili con i cittadini e le associazioni di categoria per proporre un ricorso collettivo per il recupero di quella parte di costi inseriti in tariffa e non dovuti.

L’amministrazione comunale nell’aprile del 2013 (22 aprile) viene condannata, a seguito di procedura arbitrale, al pagamento in favore della DECO Spa della somma di euro 3.753.791,12

La quasi totalità della suddetta somma è riferibile agli oneri di post-chiusura della discarica di cui al Decreto Lgs. 36/2003 per un periodo di cinque anni, dal 2007 al 2011.

Un lodo arbitrale una volta omologato e reso esecutivo ha gli stessi effetti di una sentenza emessa da un tribunale ordinario per cui l’Amministrazione comunale, una volta dichiarata soccombente, avrebbe dovuto provvedere al riconoscimento del Debito fuori bilancio (art.194 tuel) e, di conseguenza, avrebbe dovuto provvedere, con i mezzi dettagliatamente indicati nell’ar.193 del tuel, alla copertura del debito stesso

L’amministrazione comunale anziché riconoscere il debito ha ritenuto di dover far pagare, illegittimamente, i suddetti oneri all’intera cittadinanza caricandoli sulla tariffa TARES calcolata per il 2013

A riprova di quanto sostenuto, è sufficiente notare gli importi in aumento nel Bilancio di previsione del 2013, rispetto agli anni immediatamente precedenti, del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani (si veda tabella di Bilancio allegata –Parte Spesa- variazioni in aumento – per euro 3.672.868,82);

Non ci sarebbe nulla di strano se si fossero pagati sulla bolletta TARES gli oneri, di cui al Decreto Lgs. 36/2003, relativi al solo 2013 ma la maggioranza che governa la città ha pensato bene di farci pagare nella bolletta 2013 gli arretrati di cinque anni (2007-2011) che avrebbero dovuti essere soddisfatti con le procedure previste dal tuel per i debiti fuori bilancio;

Che quel Lodo fosse un Debito fuori bilancio da portare in Consiglio per il riconoscimento lo avevano scritto anche i Revisori dei conti nella loro Relazione al previsionale del 2013

Questa genialata del Sindaco Di Primio e dei suoi compagni di cordata è costata ai cittadini di Chieti quasi il 30% in più di quanto avrebbe dovuto pagare in base alle norme istitutive del tributo;

Luigi Febo

Chieti 24 01 2014

giovedì 23 gennaio 2014

PD Chieti: Lettera aperta alle associazioni di categoria di Chieti e provincia.

La manifestazione di ieri a Chieti è un grido di dolore di commercianti, artigiani e operatori economici della città che vedono dinanzi a loro il buio della incertezza della crisi. In questi anni di centrodestra, nonostante i proclami e gli inutili spot della giunta di Primio, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una città sofferente, depauperata, senza prospettive e senza futuro. Il partito democratico di Chieti e provincia ritiene fondamentale individuare i modi e gli strumenti per consentire all'economia cittadina di ripartire con idee concrete e proposte vere. Per questo motivo abbiamo elaborato una serie di proposte sul rilancio del centro storico che sia volano di sviluppo per l'intera città e il tutto il tessuto cittadino.  La settimana prossima (decidete voi la data) inviteremo le categorie ad un confronto sulle nostre proposte e ci faremo portavoce in consiglio comunale delle istanze degli operatori economici. Ci teniamo inoltre a ribadire che i manifesti affissi dal circolo di Chieti alta sono iniziativa di singoli e che quel modo di comunicare non appartiene ai valori fondanti del Pd, pertanto ci dissociamo in maniera netta dallo stile pur sottolineando che mai come ora i cittadini di Chieti sono oberati dalle tasse.

Chiara Zappalorto - Segretario Provinciale 
Filippo Di Giovanni - Segretario Cittadino 
Alessio Di Iorio - Capogruppo consiglio comunale  
Santina Ferrante - Segretaria Circolo PD Chieti Scalo


Pubblichiamo questo comunicato ANPI condividendone i contenuti.

SPETTACOLO TEATRALE "OPERAZIONE QUERCIA":

UNA VERGOGNOSA OPERAZIONE POLITICA

     Il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli del lager di Auschwitz (1945), si celebra in Italia il "Giorno della Memoria", istituito dal Parlamento italiano con la Legge 20 luglio 2000, n. 211, promulgata dal presidente della Repubblica  Carlo Azeglio Ciampi, "al fine di ricordare la shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportaazione, la prigionia, la morte [...]." (art. 1) In tale giorno "sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado. [...]" (art. 2) 
    Anche Chieti celebra il "Giorno della Memoria", ma solo con iniziative di alcune scuole e associazioni. Nessuna iniziativa ha programmato l'amministrazione comunale: provocatoriamente ha scelto di sponsorizzare la rappresentazione al Teatro Marrucino, il 25 e 26 gennaio, proprio a ridosso del "Giorno della Memoria", lo spettacolo teatrale "Mussolini a Campo Imperatore – l'ultima notte", trascorsa dal duce alla vigilia dell' "Operazione Quercia", nome in codice dell'operazione militare compiuta da paracadutisti ed SS per la sua liberazione. 
     La sezione ANPI teatina "Alfredo Grifone" condivide la decisione di Alessandro Marzoli, consigliere di opposizione e vicepresidente del Consiglio Comunale, di presentare un'interrogazione urgente sull'assenza del Comune alla celebrazione del "Giorno della Memoria" e sullo spettacolo teatrale. Giudica la programmazione di tale spettacolo una squallida e vergognosa operazione politica, di tipo propagandistico, da parte di alcuni amministratori  nostalgici del fascismo. Secondo Francesco Storace, direttore del "Giornale d'Italia", lo spettacolo è stato prodotto dalla Fondazione Cantiere Abruzzo – Italia, fondata e diretta dal senatore berlusconiano Fabrizio Di Stefano, proveniente dal MSI - DN . Insieme con altri quattro parlamentari, Di Stefano ha presentato, il 29 marzo 2011, il disegno di legge costituzionale n. 2651, per abrogare la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiai forma, del disciolto partito fascista.
     Ai nostalgici del fascismo e agli spettatori che si commuoveranno per le sofferenze psicologiche del prigioniero Mussolini, ricordiamo che egli aveva già sulla coscienza l'uccisione di Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, don Minzoni, Piero Gobetti e altri avversari politici; l'imposizione di un regime dittatoriale; la persecuzione degli antifascisti col Tribunale Speciale e col confino di polizia; la rovina dell'Italia – e la distruzione della nostra provincia – con la guerra; la morte di migliaia di soldati mandati allo sbaraglio in Spagna, in Russia, in Africa, nella penisola balcanica; la promulgazione delle leggi razziali, la costituzione dei campi di concentramento e di internamento.  Liberato dalla prigione del Gran Sasso, non diede prove di pentimento, ma fu responsabile di altri misfatti, personali e dei camerati, con la formazione dell'esercito repubblichino, la guerra civile, le stragi, la partecipazione alla "soluzione finale" del problema degli ebrei (lo sterminio nei lager nazisti), cui parteciparono anche i repubblichini della nostra provincia, con la cattura di 25 internati in disperata fuga, trasportati a morire nei forni crematoi di Auschwitz.

CHI DIMENTICA O FINGE DI DIMENTICARE,

È COMPLICE DI QUESTI MISFATTI!

                     Sezione ANPI "Alfredo Grifone" ,  CGIL,  CISL,  UIL, PD, SEL, PRC, USB
  Chieti, 24 gennaio 2014

mercoledì 22 gennaio 2014

CARO SINDACO DI PRIMIO, NON CI SIAMO!

Ho più volte scritto che tante persone che hanno militato nelle formazioni politiche dell'estrema destra come la Giovane Italia, il Fuan, il Msi-Dn, nonostante gli ettolitri di acqua bevuti a Fiuggi quando l'allora potente e temuto capo indiscusso della destra Gianfranco Fini dette vita ad An, fascisti erano e fascisti sono rimasti anche dopo essere approdati al Pdl prima e a F.I. e NCD dopo. Gli esponenti della destra chietina, a partire dal Sindaco Di Primio, appartengono a pieno titolo a questa categoria di persone, come dimostrano diversi avvenimenti succedutisi nel tempo sino alla sponsorizzazione dello spettacolo “Operazione quercia- Mussolini a Campo Imperatore-l'ultima notte” che sarà rappresentato al Teatro Marrucino nei giorni 25 e 26 gennaio prossimi e che si riferisce alla liberazione del duce da parte dei paracadutisti delle famigerate SS naziste.

E' un fatto su cui la storia ha pronunciato il suo inequivocabile verdetto al quale non ho nulla da aggiungere. Si tratta di uno spettacolo teatrale sul quale non avrei particolari obiezioni se non avvenisse alla immediata vigilia del 27 gennaio, “Giorno della Memoria” istituito con legge dello Stato n. 211 del 20 luglio 2000, per ricordare il giorno dell'ingresso, nel 1945, delle truppe dell'Armata Rossa sovietica nel campo di concentramento di Auschwitz che dimostrò al mondo intero l'infamia del nazifascismo. In città, comunque, ci sono state proteste, tra le quali quelle del Vice presidente del Consiglio comunale Alessandro Marzoli del Pd ed altri che non hanno condiviso la sponsorizzazione. A queste critiche, Di Primio ha risposto con un comunicato stampa diffuso il 20 gennaio scorso col quale ha affermato che “il patrocinio è stato concesso i
n quanto richiesto” aggiungendo che non gli erano pervenute altre richieste di patrocinare iniziative a ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico nei campi di concentramento nazifascisti, e che sarà affisso un manifesto per le vie cittadine e nelle scuole. Ora credo giusto ricordare che l'istituzione del “Giorno della Memoria”, legge dello Stato di appena due articoli, oltre a riconoscere il suo valore, nel suo articolo 2 dice che “sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa affinché simili eventi non possano mai più accadere” che sono ben altra cosa dalla stampa di un manifesto.

Ora, è vero che la destra a Chieti ha vinto le elezioni ma è altrettanto vero che il 40% degli elettori non ha votato per un Sindaco già strettissimo collaboratore di Nicola Cucullo, Sindaco che non ha mai preso le distanze dal fascismo e bisognerebbe avere più rispetto, se si vuole essere il Sindaco di tutti. A Chieti ci saranno alcune iniziative nessuna delle quali promosse dal Comune che avrebbe potuto fare qualcosa in più di un semplice manifesto. La sezione ANPI della città, unitamente a Cgil, Cisl, Uil e ai partiti progressisti, democratici ed antifascisti diffonderà un suo volantino alla cittadinanza.

Giustino Zulli
Chieti, 22 gennaio 2014

lunedì 20 gennaio 2014

Ma la colpa è sempre degli altri?

Il valore di un gruppo dirigente, di un Sindaco, assessore, consigliere comunale di maggioranza, a mio parere, si misura anche e forse sopratutto dal grado di responsabilità che ci si assume dal momento in cui si viene chiamati a ricoprire un certo incarico pubblico. Se questo è vero, al Comune di Chieti siamo allo zero o giù di lì. Se si ha la pazienza di rileggersi le quintalate di comunicati stampa sfornati da Sindaco, assessori e consiglieri comunali di destra dal mese di aprile 2010 sino a domenica scorsa, si capisce che tutto ciò che non va è da addebitare ai cinque anni, sui 67 complessivi, che sono stati governati dal centrosinistra (dal 2005 al 2010). Gli eredi della Dc hanno rimosso i 47 anni dei loro antenati, quelli di destra i loro 15. Questo davvero strano modo di ragionare ricompare adesso sulle vicende della Tares, addebitate dall'assessore al bilancio Roberto Melideo “alla politica romana e non certo all'Ente comunale”. Il che è anche vero. Ma quanto sta succedendo non è figlio di nessuno. Ci sono padri e madri facilmente riconoscibili se solo si avesse l'onestà intellettuale di non abiurarli. Melideo fa giustamente riferimento al debito pubblico che, dal 95% del Pil del 1990, quando premier era Giulio Andreotti, è arrivato a circa il 130% stimato dall'attuale governo Letta, con i suoi 2100 miliardi di € che, in soldoni, ragionando con Trilussa, significano un debito di 35 mila € per abitante, neonati compresi. Ora, tanto per stare ai fatti documentati e che un assessore al bilancio dovrebbe conoscere, il nostro debito pubblico, dal 1995 al 2000 (primo governo Prodi dopo la famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi con la vittoria elettorale del 1994) è progressivamente sceso ( dal 120,6 al 109,2% del Pil), è rimasto pressoché stazionario dal 2001 al 2005, 2° governo Berlusconi (dal 108,7 al 105,5%), ridisceso nel 2007 al 103,1% (2° governo Prodi), risalito nel triennio 2008-2010, 3° governo Berlusconi, esploso negli ultimi tre anni, governo 'tecnico' Monti prima e larghe intese dopo con Enrico Letta come dimostra il grafico sottostante, ripreso dal sito on line linkiesta. 


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Quindi,mentre si può tranquillamente condividere un giudizio negativo sulle responsabilità che accomunano destra e sinistra che hanno governato, alternandosi o intendendosi più o meno largamente, per la Tares decisamente no. Perché se siamo arrivarti all'attuale situazione e confusione che stanno mandando in tilt i commercialisti e i Caf, le responsabilità ci sono e sono delle destre che hanno voluto lo scalpo dell'Imu, con Berlusconi prima ed Alfano poi, non facendola pagare anche ai ceti più benestanti che l'avrebbero potuto tranquillamente pagare senza affanni. Forse mi sono distratto ma non mi sembra che Di Primio e Melideo abbiano mai preso le distanze da quest' ennesimo regalo fatto dalle destre ai ceti meno abbienti. Forse, almeno questo è il mio convincimento, nell'incontro tra Renzi e Berlusconi di ieri sarebbe stato utile e necessario affrontare anche questo problema perché le pur necessarie riforme istituzionali, ammesso che andranno in porto, non elimineranno questa ennesima ingiustizia fatta dalle destre contro la parte più debole della popolazione italiana.

Giustino Zulli

Chieti, 20 gennaio 2014




domenica 19 gennaio 2014

Sesso e alloggi: D’Agostino non patteggerà

Sesso e alloggi: l’ex assessore comunale, Ivo D’Agostino (Udc), accusato da 7 donne di estorsione e violenza carnale, non ha chiesto di patteggiare. E’ la novità all’indomani della chiusura delle indagini sullo scandalo che fa fibrillare la politica teatina. Il Pd non usa giri di parole. «E’ squallido assistere a giochi di poltrone sulle ceneri di una vicenda tristissima per la nostra città. Serviva piuttosto rimboccarsi le maniche- afferma Filippo Di Giovanni, segretario cittadino del Pd- e non chiedere incarichi.” E’ la stoccata all’Udc che non ha preso bene la scelta del sindaco di nominare assessore l’avvocato Dario Marrocco al posto di D’Agostino. La decisione di Umberto Di Primio ha innescato un clima di tensione a palazzo d’Achille dove la maggioranza di centro destra torna a vacillare. «Ci saremmo aspettati un comportamento diverso da questa amministrazione che continua a ragionare con le logiche della vecchia politica. L’ufficio casa diretto dall’ex assessore D’Agostino - aggiunge Di Giovanni- è fermo al palo. Ci sono tantissime richieste di alloggio inevase con la situazione che si è fatta davvero preoccupante. Invece di trovare risposte e soluzioni il sindaco si è preoccupato di nominare il nuovo assessore.” Poi un appello politico diretto all’Udc e alle forze moderate rappresentate in Comune. “Lancio la proposta di aprire un tavolo dei moderati a Chieti. Ai partiti di centro dico di lasciare questa maggioranza». Jari Orsini 

fonte: Il Centro

sabato 18 gennaio 2014

LAVORO DEI DISABILI: Comune di Chieti condannato

Il Tribunale Civile di Chieti - Sezione Lavoro ha condannato il Comune di Chieti per non aver riconosciuto alla Presidente della onlus Diritti Diretti Simona Petaccia, donna con disabilità e
disoccupata, il diritto all’assunzione nelle quote di riserva ai sensi della ex Legge 12 marzo 1999, n. 68 ("Norme per il diritto al lavoro dei disabili"), durante il concorso svoltosi nel 2011 e finalizzato all’assunzione a tempo pieno e determinato di n. 10 unità con profilo professionale di Istruttore - Categoria C – Posizione economica C1 - Profilo Professionale di Amministrativo – Contabile.  
Questo perché, grazie all’assistenza dell’Avv. Anna Guarini che ha difeso la dott.ssa Simona Petaccia in un giudizio durato oltre 2 anni, si è dimostrato che la saturazione della quota d’obbligo sostenuta dal Comune di Chieti era priva di fondamento numerico. Di conseguenza, l’Ente avrebbe dovuto dare attuazione alla Legge 68/99 collocando la dott.ssa Simona Petaccia al primo posto in graduatoria, mentre la ricorrente non è mai stata chiamata in servizio. Per questo motivo, il Giudice del lavoro, dott.ssa Laura Ciarcia, ha dichiarato il diritto della dott.ssa Simona Petaccia ad essere assunta a tempo determinato e pieno con la qualifica di Istruttore e ha condannato il Comune di Chieti, in persona del sindaco pro tempore, a riconoscerle a fini giuridici ed economici il servizio che avrebbe avuto diritto a prestare, oltre che a corrisponderle le somme conseguenzialmente dovute in ragione di tale inquadramento con le relative conseguenze previdenziali e assistenziali, nonché al pagamento delle spese di giudizio.

fonte: www.dirittidiretti.it

Perché Renzi non avrebbe dovuto incontrare Silvio Berlusconi

In giro c'è molta disinformazione anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe correttamente informare chi legge e/o ascolta. Se non altro, per deontologia professionale. Parto da qui, a poche ore dalla conclusione dell'incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi perché ho sentito affermare, da parte di diversi giornalisti televisivi, che “era la prima volta che S. Berlusconi varcava la sede del Pd”. Ora, se è vero che mai prima d'ora Berlusconi aveva varcato la sede del Pd che, come partito, esiste da meno di sette anni, con alcuni suoi antenati, e segnatamente il Pci, si era incontrato eccome agli inizi degli anni ottanta del secolo scorsoquando si recò, addirittura, a Botteghe Oscure per incontrarsi con Adalberto Minucci, allora influente dirigente nazionale del partito, responsabile dl dipartimento Informazione. A lui chiese, da proprietario delle televisioni private, notizie più precise sulla posizione del partito sulla regolamentazione dell'emittenza che vedeva il Pci contrario alla autorizzazione di network privati a diffusione nazionale e favorevole a un sistema di tipo americano nel quale le tv private erano ammesse solo a livello locale o dei singoli states. Minucci confermò la posizione del Pci e Berlusconi, sia pure contrariato, chiese ed ottenne anche un breve colloquio con Enrico Berlinguer. Quindi, quando è stato necessario per la difesa dei suoi interessi, Berlusconi non ha avuto alcuna remora a recarsi nella tana del pericoloso lupo comunista. Tutto questo, naturalmente prima della sua trionfale discesa in campo del 1994. Come andarono le cose, anche grazie all'aiuto di Bettino Craxi e Oscar Mammì,credo sia noto ma non è questo il punto.

Il punto è che ritengo profondamente sbagliato e politicamente molto discutibile ed inopportuno, l'incontro tra il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ma non per astratte e anche assurde questioni di principio, perché la riforma elettorale si dovrebbe poter fare con il massimo consenso, ascoltando tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione. Contrariamente a quanto è stato fatto per scrivere il famigerato “porcellum”da parte delle destre. L'incontro tra F.I. e Pd, quindi, è stato del tutto legittimo.

Ciò che non mi convince è aver fatto l'incontro, che si sarebbe potuto fare benissimo con lo stesso Gianni Letta accompagnato dai capigruppo di Camera e Senato, con Silvio Berlusconi, pregiudicato, condannato nei tre gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento, per un reato gravissimo quale quello della frode fiscale, per il quale è stato addirittura espulso dal Senato. Così facendo Matteo Renzi, almeno a mio parere, ha contribuito a rimettere al centro del dibattito politico un personaggio che era entrato nel suo cono d'ombra e a chi sostiene che con Berlusconi era stato fatto un governo replico solo che, all'epoca, non era stato ancora condannato. Renzi ricorda, con una certa insistenza, che è stato votato da circa due dei circa tre milioni di cittadini che hanno partecipato alle primarie ed io, di certo, non sottovaluto questo fatto.  Pur non avendolo votato, ho seguito tutti i suoi interventi pubblici, sia in tv che sui giornali. Ho letto le sue mail e, sinceramente, non mi pare di avergli mai sentito dire che, se avesse vinto, avrebbe incontrato non F.I., cosa del tutto normale, ma S. Berlusconi. Lo ribadisco: le primarie sono state un fatto altamente democratico che si sono svolte nel pieno di una profonda crisi nel rapporto tra politica, partiti ed elettori. Ma credo che, essendo stati prevalentemente i non iscritti al Pd a decidere chi dovesse fare il segretario (almeno 2,5 milioni di persone) di un partito fatto sopratutto di iscritti e militanti che ci mettono la faccia, come piace dire a Renzi, bisognerebbe tenerne conto e rispettarli più di quanto si faccia normalmente.

Allora, data l'importanza, in ogni caso, dell'avvenimento, non si poteva chiedere, magari con i moderni mezzi della comunicazione che tanto garbano al fiorentino segretario del partito, un pronunciamento on line? Il Pd non lasci al solo Grillo ed al M5S l'uso di questo strumento di democrazia. E penso che sarebbe necessario, oltre che opportuno, che si aprisse tra gli iscritti ed elettori, un forte ed impegnato dibattito. Ne va, a mio parere, del futuro dl Pd.

Giustino Zulli

Chieti, 18 gennaio 2014