PD CHIETI

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domenica 19 gennaio 2014

Sesso e alloggi: D’Agostino non patteggerà

Sesso e alloggi: l’ex assessore comunale, Ivo D’Agostino (Udc), accusato da 7 donne di estorsione e violenza carnale, non ha chiesto di patteggiare. E’ la novità all’indomani della chiusura delle indagini sullo scandalo che fa fibrillare la politica teatina. Il Pd non usa giri di parole. «E’ squallido assistere a giochi di poltrone sulle ceneri di una vicenda tristissima per la nostra città. Serviva piuttosto rimboccarsi le maniche- afferma Filippo Di Giovanni, segretario cittadino del Pd- e non chiedere incarichi.” E’ la stoccata all’Udc che non ha preso bene la scelta del sindaco di nominare assessore l’avvocato Dario Marrocco al posto di D’Agostino. La decisione di Umberto Di Primio ha innescato un clima di tensione a palazzo d’Achille dove la maggioranza di centro destra torna a vacillare. «Ci saremmo aspettati un comportamento diverso da questa amministrazione che continua a ragionare con le logiche della vecchia politica. L’ufficio casa diretto dall’ex assessore D’Agostino - aggiunge Di Giovanni- è fermo al palo. Ci sono tantissime richieste di alloggio inevase con la situazione che si è fatta davvero preoccupante. Invece di trovare risposte e soluzioni il sindaco si è preoccupato di nominare il nuovo assessore.” Poi un appello politico diretto all’Udc e alle forze moderate rappresentate in Comune. “Lancio la proposta di aprire un tavolo dei moderati a Chieti. Ai partiti di centro dico di lasciare questa maggioranza». Jari Orsini 

fonte: Il Centro

sabato 18 gennaio 2014

Perché Renzi non avrebbe dovuto incontrare Silvio Berlusconi

In giro c'è molta disinformazione anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe correttamente informare chi legge e/o ascolta. Se non altro, per deontologia professionale. Parto da qui, a poche ore dalla conclusione dell'incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi perché ho sentito affermare, da parte di diversi giornalisti televisivi, che “era la prima volta che S. Berlusconi varcava la sede del Pd”. Ora, se è vero che mai prima d'ora Berlusconi aveva varcato la sede del Pd che, come partito, esiste da meno di sette anni, con alcuni suoi antenati, e segnatamente il Pci, si era incontrato eccome agli inizi degli anni ottanta del secolo scorsoquando si recò, addirittura, a Botteghe Oscure per incontrarsi con Adalberto Minucci, allora influente dirigente nazionale del partito, responsabile dl dipartimento Informazione. A lui chiese, da proprietario delle televisioni private, notizie più precise sulla posizione del partito sulla regolamentazione dell'emittenza che vedeva il Pci contrario alla autorizzazione di network privati a diffusione nazionale e favorevole a un sistema di tipo americano nel quale le tv private erano ammesse solo a livello locale o dei singoli states. Minucci confermò la posizione del Pci e Berlusconi, sia pure contrariato, chiese ed ottenne anche un breve colloquio con Enrico Berlinguer. Quindi, quando è stato necessario per la difesa dei suoi interessi, Berlusconi non ha avuto alcuna remora a recarsi nella tana del pericoloso lupo comunista. Tutto questo, naturalmente prima della sua trionfale discesa in campo del 1994. Come andarono le cose, anche grazie all'aiuto di Bettino Craxi e Oscar Mammì,credo sia noto ma non è questo il punto.

Il punto è che ritengo profondamente sbagliato e politicamente molto discutibile ed inopportuno, l'incontro tra il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ma non per astratte e anche assurde questioni di principio, perché la riforma elettorale si dovrebbe poter fare con il massimo consenso, ascoltando tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione. Contrariamente a quanto è stato fatto per scrivere il famigerato “porcellum”da parte delle destre. L'incontro tra F.I. e Pd, quindi, è stato del tutto legittimo.

Ciò che non mi convince è aver fatto l'incontro, che si sarebbe potuto fare benissimo con lo stesso Gianni Letta accompagnato dai capigruppo di Camera e Senato, con Silvio Berlusconi, pregiudicato, condannato nei tre gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento, per un reato gravissimo quale quello della frode fiscale, per il quale è stato addirittura espulso dal Senato. Così facendo Matteo Renzi, almeno a mio parere, ha contribuito a rimettere al centro del dibattito politico un personaggio che era entrato nel suo cono d'ombra e a chi sostiene che con Berlusconi era stato fatto un governo replico solo che, all'epoca, non era stato ancora condannato. Renzi ricorda, con una certa insistenza, che è stato votato da circa due dei circa tre milioni di cittadini che hanno partecipato alle primarie ed io, di certo, non sottovaluto questo fatto.  Pur non avendolo votato, ho seguito tutti i suoi interventi pubblici, sia in tv che sui giornali. Ho letto le sue mail e, sinceramente, non mi pare di avergli mai sentito dire che, se avesse vinto, avrebbe incontrato non F.I., cosa del tutto normale, ma S. Berlusconi. Lo ribadisco: le primarie sono state un fatto altamente democratico che si sono svolte nel pieno di una profonda crisi nel rapporto tra politica, partiti ed elettori. Ma credo che, essendo stati prevalentemente i non iscritti al Pd a decidere chi dovesse fare il segretario (almeno 2,5 milioni di persone) di un partito fatto sopratutto di iscritti e militanti che ci mettono la faccia, come piace dire a Renzi, bisognerebbe tenerne conto e rispettarli più di quanto si faccia normalmente.

Allora, data l'importanza, in ogni caso, dell'avvenimento, non si poteva chiedere, magari con i moderni mezzi della comunicazione che tanto garbano al fiorentino segretario del partito, un pronunciamento on line? Il Pd non lasci al solo Grillo ed al M5S l'uso di questo strumento di democrazia. E penso che sarebbe necessario, oltre che opportuno, che si aprisse tra gli iscritti ed elettori, un forte ed impegnato dibattito. Ne va, a mio parere, del futuro dl Pd.

Giustino Zulli

Chieti, 18 gennaio 2014

venerdì 17 gennaio 2014

Per sconfiggere il caro assicurazioni

Ma chi l'ha detto che siamo sempre gli ultimi? C'è una strana coscienza collettiva che spesso porta molti italiani a sottovalutarsi, a ritenersi non all'altezza della situazione. E invece si sbagliano di grosso perché in alcune specialità siamo veramente meritevoli dell'alloro olimpico. Mettiamo, per fare un esempio, il tema dell'evasione fiscale e previdenziale che, con i suoi 150 mld di € l'anno, ci colloca al primo posto in Europa. O, altro esempio, la corruzione.



Qui non ci lasciamo fregare da nessuno, come dimostrano tante vicende, per ultime quelle legate alla ricostruzione dell'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che distrusse la città e causò la morte di 309 persone, che stanno facendo emergere questioni di fronte alle quali, se quanto si dice sarà dimostrato, iene e sciacalli faranno la figura di teneri agnellini. C'è un altro elemento, venuto fuori in questi ultimi giorni, che rafforza i nostri primati: il costo abnorme delle assicurazioni per i motocicli e le auto. Facendo due conti, i soliti giornalisti impiccioni hanno scoperto che, mediamente, paghiamo 300 € l'anno in più dei nostri fratelli e cugini europei. Di fronte a questo dato, venuto fuori da raffronti fatti nel corso di alcune trasmissioni televisive che hanno affrontato l'argomento, le compagnie di assicurazione che con la giusta obbligatorietà dovrebbero farsi concorrenza abbassando i prezzi ed alzando le tutele, si sono difese sostenendo che ci sono molti furbi che, approfittando di un lieve incidente subito, colgono l'occasione per farsi mettere a posto anche altre ammaccature subite e non denunciare dal responsabile per non fare scattare le penalità previste dai vari contratti. La possibilità di non farsi spremere come limoni dalle nostre compagnie, esiste: accettare di mettere un congegno per la rilevazione dei km percorsi e dichiararsi disponibili a far riparare la propria auto da un carrozziere indicato dalla stessa compagnia. A quanto si è appreso, sembra che le associazioni di categoria dei carrozzieri avrebbero fortemente protestato perché “si toglie il diritto all'automobilista di potersi recare a quello di fiducia”, manco se si trattasse di scegliere il medico, che è ben altra cosa, almeno penso. Se questo è vero, siamo al delirio. O meglio, alla solita atavica furbizia di rifarci l'intera carrozzeria in caso di incidente subito, magari con la complicità del carrozziere. Io guido da diverse decenni e non ho mai, fortunatamente, procurato incidenti né approfittato di quelli subiti per imbrogliare. Rinnovando la polizza della mia utilitaria, ho accettato di installare il congegno fornito dalla compagnia scelta e mi sono dichiarato disponibile, in caso di incidente, a portare la mia auto dal carrozziere indicato. Nonostante tutto ciò ho pagato, per un anno, esattamente il doppio di quanto pagano, secondo i raffronti giornalistici fatti, molti cittadini europei.


Ma si può andare avanti così?

Certo, il nostro Paese ha mille e più problemi da affrontare e risolvere ma credo che mettere mano anche a questi, apparentemente minori ma pur sempre importanti anche per sconfiggere furbizie varie che ci fanno essere i primi in Europa, non sarebbe male.

In fondo, anche questi aspetti fanno parte di quella “questione morale” che va rilanciata.

Giustino Zulli

Chieti, 17 gennaio 2014

martedì 7 gennaio 2014

Sanita’, Paolucci: “Programma operativo, a maggio cambieremo pagina”

Il segretario Pd: “A maggio inizieremo una nuova stagione, scriveremo il Piano con gli abruzzesi e non contro di loro”

«A maggio si scriverà una nuova pagina per la sanità abruzzese. Inizieremo da subito a scrivere il nuovo Programma operativo, e lo faremo lanciando una capillare stagione di partecipazione con gli operatori della sanità, con i rappresentanti di lavoratori e utenti, con i sindaci, gli amministratori, gli esperti. Non seguiremo l’esempio di Chiodi, che ha scritto il piano guardandosi allo specchio e rifiutando ogni dialogo con chi vive la sanità ogni giorno
sulla sua pelle». Lo annuncia il segretario regionale Silvio Paolucci dopo la firma del Programma operativo sulla sanità 2013-2015 il 30 dicembre scorso. «Chiodi – sottolinea Paolucci – ha rinchiuso la sanità abruzzese in una calcolatrice senza volersi confrontarsi con gli addetti ai lavori e i cittadini. Ha preferito firmare l’atto più importante nel pieno della discussione sul bilancio, il 30 dicembre, dimenticando di scrivere parole chiare su aspetti decisivi come la rete dell’emergenza urgenza, l’assistenza domiciliare, l’assistenza agli anziani, gli hospice, la sanità territoriale. Viene da chiedersi che fine abbiano fatto i nuovi ospedali promessi da Venturoni. Ma gli abruzzesi stiano tranquilli – conclude Paolucci –perché maggio arriverà presto e di questa gestione sanitaria resterà ben poco. Scriveremo insieme un’altra sanità, pensata e organizzata per gli abruzzesi, una sanità di qualità e moderna». 

www.pdabruzzo.com

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