PD CHIETI

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venerdì 28 marzo 2014

Filippo Di Giovanni: sono innanzitutto esseri umani, non clandestini o criminali

Ha scatenato polemiche a non finire la presenza di un esiguo gruppo di cittadini stranieri appena sbarcati sulle coste italiane e distribuiti in emergenza in tutto il centro nord, compresa la regione Abruzzo e la nostra città di Chieti. Quaranta esseri umani, profughi e probabili rifugiati politici, non “clandestini”, come affermato da numerosi politici teatini e come ribadito dal On. Fabrizio Di Stefano che, senza conoscere assolutamente la reale situazione migratoria teatina, ha semplicemente sparato a zero sulla Prefettura, rappresentante dello stato sul territorio, che ha organizzato l’arrivo dei quaranta. Di Stefano ha solo contribuito ad infiammare un clima già surriscaldato dalla sterili polemiche, comparse sui giornali nei giorni scorsi, basate sulle fantasie di qualcuno che ha lanciato provocatoriamente il tema di un centro di prima accoglienza alla ormai ex Caserma Berardi.  Ma questa polemica, è evidente, interessa solo ed esclusivamente a chi del razzismo, della xenofobia e del “rimandiamoli tutti a casa” ha fatto un cavallo di battaglia per le prossime elezioni politiche.  E’ ora di finirla! In una città di 60mila abitanti, con una presenza di oltre duemilacinquecento cittadini stranieri (fonte: Centro Servizi Immigrati del Comune) la presenza di quaranta, dico quaranta migranti, non è un’emergenza né tantomeno un “pericolo” come affermato da più parti. E’ utile ricordare che, anche se sui social network e sui blog d’informazione teatini,imperversa il no tassativo alla presenza dei migranti sul territorio, la nostra città si presenta realmente molto più accogliente.  Parlano le strutture, le iniziative, le manifestazioni che da anni sul territorio teatino praticano l’integrazione, quella vera, dello scambio reciproco, dell’integrazione sui banchi di scuola, nell’università, quell’accoglienza fatta di diritti e doveri che in altre nazioni europee è praticata da decenni con risultati eccellenti.  È arrivata l’ora di proporre una politica migratoria davvero europea: solidale, pragmatica e strategica. mettere la testa sotto la sabbia non ci aiuterà di certo a superare l’emergenza. L’Europa non deve essere un’isola dei beati distaccata dai problemi globali.  Abbiamo intorno paesi poveri e instabili, il mediterraneo intercetta tutti i flussi migratori dei disperati di buona parte del pianeta: questa è la nostra realtà geo politica. Bisogna gestirla, non negarla. Oggi abbiamo bisogno di quella che Habermas chiama etica dell’inclusione, e cioè di una cultura capace di accogliere gli stranieri e accettare che ci sono uomini che vogliono venire in Europa e che fuggono da un iniquo sistema mondiale che opprime una buona parte del pianeta che semplicemente e giustamente vuole vivere nella dignità e nella libertà che, nonostante tutta la crisi che stiamo vivendo, esiste ancora in Europa. Dobbiamo creare un sistema d’immigrazione legale. Non stiamo parlando di astratte utopie, ma di realtà storiche. Lo stesso papa Francesco, ci ha ricordato che lui è figlio d’italiani immigrati legalmente in Argentina. Si potrebbe proporre di proteggere almeno per una certa finestra temporale tutti quelli che scappano da guerre civili e da zone colpite ad esempio da catastrofi o terremoti. Molti di questi profughi, come i siriani, ritorneranno nei loro Paesi, com’è stato per i libanesi una volta finita la guerra in Libano o per i Tunisini della primavera araba che, statistiche alla mano, sono quasi tutti rientrati in patria. Comunque come spesso accade nella nostra Italia, dopo tanto rumore l’attenzione decade e nessuno, tantomeno i nostri politici sceriffi, ci dirà quello che è già trapelato alcune ore fa, e cioè che circa diciotto dei quaranta accolti a Chieti hanno visto riconosciuto il loro status di richiedenti asilo politico, mentre gli altri… sono stati già espulsi dall’Italia. Ebbene sì, mentre noi continuiamo a parlare la legge Bossi-Fini ha fatto piazza pulita. Saranno contenti i nostri Di Primio e Di Stefano, saranno un po’ meno contenti quei poveri esseri umani che, semplicemente,cercavano una vita migliore, proprio come i nostri bisnonni in America alla fine del secolo scorso.A maggio si terranno le prossime elezioni europee: probabilmente il tema immigrazione non porterà acqua al mulino di populisti d’ogni colore, ma siamo convinti sempre più che solo la strada dell’accoglienza nel rispetto dei diritti umani sia la via maestra da seguire.

Filippo Di Giovanni

Segretario PD Chieti

www.partitodemch.blogspot.it

martedì 11 febbraio 2014

Alessandro Marzoli: In relazione alla destinazione della caserma Berardi..

La stimolante gara lanciata da più parti per individuare una destinazione d' uso per la Caserma Berardi rappresenta la grave latitanza della politica sul programmare le scelte e sul coinvolgere i cittadini nel disegnare la loro idea di città.


Non a caso il Sindaco di Chieti ha lanciato solo un " NO " a trasformare l' ex caserma in un centro di accoglienza, ipotesi irreale e confermatasi in pochissimo tempo uno spauracchio privo di qualsiasi fondamento, probabilmente agitato davanti ai cittadini per nascondere un pesantissimo vuoto di idee. La chiusura del progetto partecipazione, iniziato in ritardo e con fatica nel 2009 e subito abbandonato dalla giunta di centrodestra dimostra come Teatine e Teatini vengano individuati solo come destinatari finali delle scelte, non come attori protagonisti da coinvolgere. Drammatico poi quando ad una tale impostazione culturale si sommi anche la mancanza stessa di scelte finali. In definitiva, un tremendo vuoto di progettualità. Vuoto sui contenitori, dalla biblioteca De Meis, fino all' ex ospedale militare della Villa, dal San Camillo alla caserma Berardi. Strutture su cui il Comune, ente non proprietario, deve avere il coraggio di lavorare per non lasciarle dimenticate, in una città che soffre inevitabilmente della sindrome dell' abbandono.

A salvarci dal silenzio assordante sul futuro della nostra comunità ci sono per fortuna associazioni e cittadini che non si arrendono e che con tutti i mezzi a disposizione, dalle assemblee ai social network, provano a lanciare una sfida all' inerzia delle idee, uno dei più gravi mali di questa politica abruzzese.

Un possibile progetto sulla Berardi potrebbe essere quello di un distretto sportivo polifunzionale. Sfruttare gli ampi spazi della ex Caserma per realizzare campi sportivi per diverse discipline da mettere a disposizione della città. Spazi interni ed esterni, alcuni già adibiti alle attività sportive dai militari, potrebbero divenire una soluzione per diverse scuole cittadine che non dispongono di adeguate palestre per l' educazione fisica, problema da sempre sofferto da molti studenti ed insegnanti teatini.

Nelle ore pomeridiane la struttura potrebbe divenire centro per società sportive cittadine che reclamano spazi per gli allenamenti ed nel futuro struttura sportiva a disposizione di Coni e Federazioni dove ospitare clinic di formazione e raduni federali, recuperando così anche gli spazi abitativi.


Ci sono giovani architetti che immaginano Chieti come un luogo da poter vivere ancora. Nel 2010 abbiamo presentato un' idea per recuperare la ex Pescheria, altro spazio sottoutilizzato. Li coinvolgeremo anche su altri luoghi che questa città non può abbandonare al loro destino, regalandoli ai fantasmi del futuro. 

Alessandro Marzoli

Vice Presidente Consiglio Comunale di Chieti ( PD )


(in allegato l' idea lanciata tempo fa per la valorizzazione della ex pescheria nel centro cittadino e un'idea grafica per la Caserma Berardi)



domenica 9 febbraio 2014

LA CASERMA BERARDI E' DELLO STATO, NON DEL COMUNE

Gratta gratta, viene sempre fuori la mentalità reazionaria di una certa parte della nostra città.

Il Sindaco di Chieti Di Primio, in un suo comunicato ha tra l'altro scritto, con crudezza, che “a chiare lettere...non esiste alcun progetto per la Caserma Berardi di un centro di prima accoglienza per gli immigrati”. Evidentemente non è bastato ai virgulti della destra più reazionaria e neo-fascista organizzati nella 'Giovane Italia' che, forse per contestare il recente approdo di Di Primio nel NCD di Alfano, si sono eretti a difensori della cristianità bacchettando il Vescovo Bruno Forte, accusandolo di non occuparsi del “malcontento dei fedeli per la chiusura delle Parrocchie del Sacro Cuore e di Mater Domini, trattate come se fossero dei capannoni abbandonati”.

Oltre a queste autentiche perle, i giovani di destra hanno scritto cose che giudico semplicemente farneticanti e inqualificabili. Lo ius-soli “che trasformerebbe il nostro Paese in una grande sala parto per immigrati clandestini” e addirittura, dando sfogo al loro più becero razzismo, irridendo “il rito vodoo (in inglese, cari giovani neofascisti, si scrive woodoo, in italiano vudù) organizzato dalla sua famiglia (della Ministra Cècile Kyenge) finalizzato ad liberare dal male il Sen. Calderoli”.

Ora, a me pare evidente che le destre teatine stanno preparando la piazza, in puro stile leghista, per qualche indegna gazzarra contro l'annunciata presenza della Ministra Cècile Kyenge ad una iniziativa prevista a Chieti per il prossimo 10 marzo ed io mi auguro che la risposta della città sia di benvenuto e solidarietà, dissociandosi da razzismo e xenofobia. 

Lasciamo da parte, per un attimo, che la ministra in questione si è laureata in Italia, è medico oculista, parla perfettamente e meglio dei due firmatari del comunicato della 'Giovane Italia' la nostra lingua, ha due splendide figlie studentesse universitarie che, intervistate da Daria Bignardi in una delle puntate delle “Invasioni barbariche” hanno interloquito con le cadenze della Regione in cui vivono, a me vien da fare, dopo aver letto anche una serie di commenti di alcuni lettori che giudico riprovevoli, solo alcune domande: ma lo sapete che, con i suoi appena 65 mila rifugiati, l'Italia è ben lontana da Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e anche i Paesi del nord Europa che hanno numeri molto più elevati di “invasori” anche in rapporto al numero degli abitanti? Avete mai sentito parlare degl' italiani che sono andati ad “invadere” tutti i continenti, a partire dal novecento?. Lo sapete che la città con il più alto numero di abitanti abruzzesi, più di Pescara, Chieti, L'Aquila e Teramo, è Toronto, Canada, con i suoi trecentomila abitanti di diverse generazioni? Sapete quanti abruzzesi sono stati costretti ad emigrare dal 1950 al 1960? Molti di più dei 65 mila “invasori” che sono diffusi su tutto il nostro territorio nazionale. Siete al corrente che gli oltre 5 milioni di “invasori” regolari, con il loro lavoro, i loro contributi, stanno pagando le pensioni a molti milioni di italiani che altrimenti morirebbero di fame?

Non so, ovviamente, cosa si siano detti Sindaco e Vescovo ma a me non darebbe alcun fastidio se qualche struttura PUBBLICA, di proprietà dello Stato, non del Comune, da tempo inutilizzata, fosse punto di riferimento per accogliere persone che fuggono da guerre, fame, miseria, malattie ecc. ricordando, quando si fanno i comunicati scellerati di cui sopra dei giovani neo-fascisti e quando si leggono certi commenti che non hanno un briciolo di umana pietà, che anche i nostri nonni, padri e fratelli maggiori ed oggi anche figli con diploma e lauree, sono stati costretti- e lo sono ancora- ad emigrare per cercare di trovare quel lavoro negato in Patria.

E' conoscenza comune, che però sfugge ai soggetti di cui sopra, che le rimesse dei nostri emigranti hanno consentito a chi rimaneva in Italia di poter sopravvivere con un minimo di dignità. Con quei soldi, sono state rifatte le strade, ricostruiti i ponti, rimesso in piedi un Paese dopo le macerie della seconda guerra mondiale. O tutto questo è stato già dimenticato?

Quando, poi, diciamo con orgoglio che sono discendenti di italiani Robert De Niro, Sylvester Stallone, Veronica Ciccone, in arte Madonna, di Pacentro, Rocky Marciano, di Ripa Teatina, Dean Martin (Dino Crocetta), James Franco, Liza Minnelli ecc. tra i personaggi dello sport e spettacolo, Fiorello La Guardia, Como, Cuomo, governatore dello Stato di New York, l'attuale Sindaco della 'mela' de Blasio come lo è stato, per 8 anni, Rudolph Giuliani, e potrei continuare a lungo anche con i personaggi della politica oltre che della letteratura, cerchiamo di essere coerenti e non chiudiamo le porte dei nostri ingressi a chi parla un'altra lingua ed ha un colore della pelle diverso dal nostro ed anzi auguriamoci che, tra alcune generazioni, anche i Sindaci delle nostre città, i parlamentari, tanti ministri oltre la Kyenge, possano contribuire, come hanno fatto e fanno i nostri connazionali di seconda e terza generazione di emigrati, a fare qualcosa di positivo per il Paese che ospita. Ci sono immigrati che delinquono,certo. Ma ce ne sono tanti altri onesti che, purtroppo, non fanno notizia specie quando compiono buone azioni. Ma anche gl'italiani hanno esportato Al Capone, Vito Genovesi e tanti altri che, però, sono stati oscurati dai tanti buoni esempi degli altri.

Ma ammettiamo che bisogna cacciare tutti gli extracomunitari: come la mettiamo con Gesù Cristo, S.Pietro e Paolo, S. Tommaso, la Madonna, Papa Woityla, Ratzinger, Francesco? O bisogna respingere tutti gli altri perché brutti, sporchi e cattivi? Se sono questi i sentimenti, da laico mi auguro solo che Bruno Forte, Vescovo di Chieti, da uomo di grande cultura qual è, faccia capire al Sindaco che la sua presenza, con la fascia tricolore al petto al seguito del Cristo morto durante la processione del Venerdì santo, per la quale è in corso la richiesta di considerarla “bene immateriale dell'UNESCO”, è per lo meno inopportuna e contraddittoria. Comunque, a me e a chi la pensa come me, il Sindaco non mi rappresenterebbe.

L'invito a disertare la processione, per me vale sia per il Sindaco che per gli autori dei commenti e per chi li dovesse condividere. Se non altro, per coerenza con quello che si pensa: non dovrebbero seguire il feretro di un extracomunitario. Sia pure se crocifisso oltre duemila anni fa.

Giustino Zulli


Chieti, 09 febbraio 2014

venerdì 7 febbraio 2014

Rete 8: Immigrati alla Berardi, è polemica fra Di Primio e mons. Bruno Forte





Forse l'associazione non è delle migliori e l'esternazione non è delle più felici. Infatti, che la presenza del ministro Kyenge a Chieti sia l'anticamera di un centro immigrati nella caserma Berardi, appare operazione tanto spericolata quanto ineseguibile secondo le leggi della matematica. Non esiste infatti alcun assioma per cui se uno invita la Kyenge, è perchè ha in testa un progetto di tal fatta. Eppure il sindaco Di Primio, in un afflato empatico con le note teorie leghista sull'accoglienza, per un giorno almeno deve averci creduto. E' bastato l'invito alla tavola rotonda sul tema Immigrazione/integrazione, organizzata dalla Caritas diocesana per il 10 febbraio, a far saltare la mosca al naso del primo cittadino, fattosi carrarmato metaforico a difesa della "sua" caserma Berardi, dove mai e poi mai metterà piede un tale concentrato di extracomunitari. Ma non è razzismo, no, è amore per la sicurezza dei propri cittadini, perché la struttura è in peno centro, luogo inadatto all'esposizione delle difficili vite altrui. Vabbè, ma ci sta, ognuno ha le sue fisime. Non ci sta invece il fatto che monsignor Forte stesse realmente pensando alla Berardi come centro di prima accoglienza. E infatti non ci pensava. Forte lo ha messo nero su bianco, ricordando che la caserma non è, ovviamente, di sua competenza. Poco dopo è stato lo stesso sindaco a convenirne, precisando che non esiste alcuna iniziativa del vescovo che porti a tali conclusioni, così sigliando, di fatto, una convenenete pacificazione. E se state pensando - ma poi, che ci sarebbe di male nell'accogliere chi è in difficoltà? - tenetevelo per voi e non ditelo a nessuno.

FONTE: RETE 8

http://www.rete8.it/it/prima-pagina/12742-video-immigrati-alla-berardi-e-polemica-fra-di-primio-e-mons-forte.html