PD CHIETI

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domenica 12 gennaio 2014

Infrastrutture e conoscenza per far ripartire il lavoro

«Il nodo irrisolto è dove trovare i soldi per finanziare la crescita. L’art.18? Un dibattito superfluo, è già stato cancellato dalla Fornero. Cosa vuol fare il Pd?» - Sergio Cofferati ne parla con Laura Matteucci - L'Unità


«Lavoro e povertà sono le vere emergenze: che il Pd le affronti con una visione d’insieme complessiva è giusto ed utile. Sono temi che vanno riproposti partendo dal versante corretto, che è quello della crescita economica, la vera precondizione per affrontare le questioni del lavoro e della disoccupazione». 

Sergio Cofferati, ora parlamentare europeo per il Pd, ma prima sindaco di Bologna e prima ancora segretario generale della Cgil a coronamento di una lunga esperienza nel sindacato, è da almeno vent’anni una delle voci più autorevoli in tema di lavoro. Ha idee chiare e precise, affinate nel tempo. E di fronte al piano di Renzi, la sua è una posizione di attesa: che le proposte finora abbozzate si definiscano e si sostanzino di contenuti, compresi quelli relativi alla quantificazione e ai modi di reperimento delle risorse finanziarie necessarie. 

Per parlare di lavoro bisogna partire dalla crescita, dunque. 

«È il primo punto. Perché non è pensabile avere nuova occupazione agendo esclusivamente sulla domanda, fondamentale è l’offerta, che può esistere quando l’economia cresce, le imprese producono e sono quindi in grado di offrire lavoro. È un tema che va riproposto nella politica economica europea, in quella italiana, e nella linea del Pd. Poi, si possono affrontare i singoli ambiti. Al momento con il Jobs Act siamo di fronte ad un’elencazione di temi cui dovranno far seguito proposte specifiche, accompagnate da una quantificazione realistica delle risorse necessarie per attuarle. Il capitolo energia, per esempio: il tema dei costi e degli effetti negativi che ne derivano è noto, la soluzione è necessaria ma ad un prezzo presumibilmente rilevante. Insomma, siamo ad un primo approccio che andrà rapidamente riempito di contenuti». 

Questo vale anche per il capitolo sulle regole? 

«Certamente. A partire dal tema delle forme contrattuali bisognerà discutere nel merito. Peraltro, ho trovato singolare il dibattito che si è sviluppato intorno all’articolo 18, perché il governo Monti l’ha già cancellato, sostituendolo con una formulazione che di fatto consente alle aziende piena libertà di manovra. Altra stranezza, a proposito di regole: nel testo di Renzi si ipotizza una legge sulla rappresentanza sindacale, con un riferimento alla presenza di rappresentanti eletti dai lavoratori nei cda delle aziende, il che com’è evidente presuppone un cambiamento radicale degli scenari attuali. Che cosa si intende esattamente? Insomma, per ora si tratta di titoli difficili da interpretare». 

Del resto, la bozza è aperta a suggerimenti e modifiche: lei da dove partirebbe? 

«Da quello che si può fare subito. Esempio: torna con insistenza il tema del Made in Italy, molto importante per una parte dei produttori italiani. Bene: in queste ore si discute in sede europea di una direttiva sulla sicurezza dei prodotti, con l’obbligo 
della tracciabilità. Un’ipotesi, già osteggiata dai tedeschi e da alcuni Paesi dell’est, sulla quale nemmeno il governo italiano non fa una vera e propria battaglia politica. Invece, ottenere un risultato positivo è davvero importante. Questo per dire che per affrontare alcuni dei temi del Jobs Act c’è un contingente che va difeso». 

Immediato a parte, come si fa a creare lavoro dopo otto anni di crisi? 

«Bisogna fare investimenti pubblici, soprattutto in infrastrutture e conoscenza, che poi si traduce anche in innovazione e in sapere tecnologico, e in questo la scuola ha priorità assoluta. Possiamo vincere la competizione internazionale solo se siamo in grado di puntare sulla qualità. Le risorse vanno cercate per destinarle lì». 

E dove si trovano? 

«Gli eurobond tanto avversati dai tedeschi sono uno strumento importante per sollecitare gli investimenti, così come la tassa sulle transazioni finanziarie e il superamento del vincolo di bilancio del 3%. Poi, localmente, si possono aggiungere altre azioni, prima di tutte il recupero dell’evasione fiscale. Dovrebbero essere - tutte insieme perché il quadro è complessivo - proposte 
su cui basare la prossima campagna elettorale europea, arrivando a prospettare un nuovo trattato per l’Europa, indispensabile per cambiare parte delle regole». 

Torniamo in Italia: è pensabile che l’attuale maggioranza riesca a definire un vero e proprio piano per il lavoro? 

«C’è bisogno di un governo eletto e insediato con una maggioranza forte e coesa. Il governo attuale su questa coesione non può contare».



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